scarica il file in pdf – droni ucraina – luglio 2026 – Foppiani
LA RIVOLUZIONE DEI DRONI IN UCRAINA
Produzione a basso costo, sistemi navali “unmanned” e trasformazione della guerra contemporanea
Oreste Foppiani
Abstract in Italiano
La guerra russo-ucraina ha trasformato l’Ucraina nel principale laboratorio mondiale per l’impiego militare dei sistemi senza equipaggio. Droni commerciali adattati, velivoli FPV, munizioni circuitanti, aeromobili d’attacco a lungo raggio e imbarcazioni senza equipaggio sono ormai utilizzati su una scala senza precedenti. Particolarmente rilevante è stato lo sviluppo di una capacità ucraina autonoma, fondata sull’interazione tra Stato, industria della difesa, imprese tecnologiche, volontari e piccoli laboratori artigianali. Nel Mar Nero, sistemi quali il MAGURA V5 e il Sea Baby hanno permesso a un paese sostanzialmente privo di una flotta convenzionale di colpire unità russe, infrastrutture portuali e il ponte di Kerč’, costringendo la Flotta russa del Mar Nero a modificare il proprio dispositivo. Il presente saggio esamina la produzione e l’impiego dei principali droni ucraini, i loro costi, autonomia e capacità offensiva, nonché la loro efficacia operativa. Sostiene che i droni non abbiano modificato la natura politica e violenta della guerra, ma ne abbiano già trasformato profondamente il carattere, democratizzando l’accesso alla precisione, comprimendo i tempi dell’innovazione e alterando il rapporto economico tra attacco e difesa.
Abstract in English
The Russo-Ukrainian War has become the world’s largest laboratory for unmanned warfare since the Second World War. While aerial drones have received considerable attention, Ukraine’s remarkable success in developing indigenous unmanned surface vessels (USVs), commonly known as sea drones, has fundamentally altered naval warfare in the Black Sea despite the country’s lack of a conventional blue-water navy. Combining commercial-off-the-shelf technologies, decentralized manufacturing, civilian innovation, volunteer networks, and rapid battlefield adaptation, Ukraine has demonstrated that relatively inexpensive unmanned systems can neutralize vastly more expensive military assets. This article examines the evolution of Ukraine’s drone ecosystem, the emergence of indigenous manufacturers and volunteer workshops, the principal Ukrainian maritime drones—including the MAGURA V5, Sea Baby, and Marichka—their operational characteristics and battlefield effectiveness, and the broader implications for contemporary military theory. It argues that Ukraine has not merely introduced new weapons but has accelerated a transformation in the character of warfare by democratizing precision strike capabilities and dramatically altering the cost-exchange ratio between offense and defense.
Introduzione
La guerra iniziata con l’invasione russa su vasta scala del 24 febbraio 2022 — prosieguo dell’invasione e dell’occupazione, nonché dell’inizio della russificazione forzata a livello demografico della Penisola di Crimea nel 2014 — ha mostrato quanto rapidamente tecnologie civili e militari possano convergere sul campo di battaglia. Sebbene gli aeromobili a pilotaggio remoto fossero già stati ampiamente impiegati in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria e nel conflitto del Nagorno-Karabakh, in Ucraina essi sono diventati una componente ordinaria delle operazioni terrestri, aeree e navali. Piccoli quadricotteri individuano le posizioni nemiche e correggono il fuoco dell’artiglieria; droni FPV (First-Person View) attaccano mezzi corazzati, trincee e postazioni; velivoli a lungo raggio colpiscono basi, depositi e infrastrutture in profondità; sistemi navali senza equipaggio minacciano unità da guerra e porti a centinaia di chilometri dalle coste controllate da Kyiv.
La rilevanza di questa trasformazione non risiede soltanto nel numero dei sistemi utilizzati. Essa dipende soprattutto dalla combinazione di basso costo, produzione decentralizzata, software modificabile, componenti commerciali e adattamento accelerato alle esigenze operative. I droni non costituiscono più una capacità esclusiva delle grandi potenze, ma uno strumento di precisione accessibile anche a unità minori e a Stati dotati di risorse convenzionali limitate. Come osservato dal Center for Strategic and International Studies, l’Ucraina ha trattato molti sistemi commerciali più come munizioni sacrificabili che come aeromobili tradizionali, ampliando considerevolmente le possibilità di sperimentazione tattica[1].
Il caso più significativo è quello del Mar Nero. Dopo la perdita o l’indisponibilità di gran parte della propria marina, l’Ucraina non ha cercato di eguagliare la Russia costruendo rapidamente una flotta convenzionale, obiettivo economicamente e materialmente impossibile. Ha invece integrato missili antinave, intelligence occidentale, droni aerei e imbarcazioni senza equipaggio, ottenendo un effetto di interdizione marittima sproporzionato rispetto alle risorse impiegate. I droni navali non hanno conquistato il controllo tradizionale del mare, ma hanno contribuito a negarne alla Russia l’impiego indisturbato nella parte occidentale del bacino.
- L’ecosistema ucraino della produzione di droni
1.1 Innovazione sotto la pressione della guerra
L’industria ucraina dei droni è nata dall’interazione tra necessità strategica e capacità tecnologica civile. L’Ucraina disponeva, già prima del 2022, di competenze nei settori aerospaziale, informatico, elettronico e ingegneristico. La guerra ha però imposto di trasformare tali competenze in produzione di massa, riducendo drasticamente i tempi che normalmente separano la progettazione, la certificazione, l’acquisizione e l’impiego operativo di un sistema militare.
Il modello emerso è molto diverso da quello delle tradizionali industrie della difesa. Accanto alle grandi imprese statali e private operano centinaia di aziende di dimensioni ridotte, start-up, università, associazioni di volontari e laboratori locali. Alcuni progettano piattaforme complete; altri producono telai, motori, antenne, sistemi ottici, software, componenti stampati in tre dimensioni o dispositivi per resistere alla guerra elettronica. Le unità al fronte comunicano direttamente con progettisti e produttori, segnalando vulnerabilità e requisiti. Un modello può essere modificato in poche settimane, talvolta in pochi giorni.
Un ruolo importante è stato assunto da Brave1, piattaforma costituita nel 2023 con la partecipazione di diversi ministeri e istituzioni ucraine[2]. Essa favorisce l’incontro tra sviluppatori, investitori, forze armate e amministrazioni pubbliche, sostiene la sperimentazione dei prototipi e cerca di accelerarne l’adozione. Non sostituisce l’industria tradizionale, ma funziona come connettore di un ecosistema più ampio e decentralizzato.
Questo processo non elimina i problemi strutturali. Gran parte dei piccoli droni dipende ancora da componenti prodotti in Asia, soprattutto in Cina: motori elettrici, batterie, magneti, fibre di carbonio, telecamere e componenti elettronici. Tale dipendenza espone l’Ucraina a restrizioni sulle esportazioni, interruzioni delle forniture e concorrenza internazionale[3]. La definizione “droni prodotti in Ucraina” indica dunque spesso sistemi progettati, assemblati e militarizzati nel paese, ma non necessariamente costruiti interamente con componenti nazionali.
1.2 Industria organizzata e laboratori artigianali
La produzione ucraina può essere suddivisa in tre livelli. Il primo comprende imprese professionali capaci di sviluppare sistemi complessi, come droni da ricognizione, velivoli a lungo raggio e imbarcazioni senza equipaggio. Il secondo è costituito da aziende specializzate nella componentistica, nei collegamenti di comunicazione, nell’ottica, nell’intelligenza artificiale e nella guerra elettronica. Il terzo comprende laboratori semiprofessionali e volontari, particolarmente importanti per l’assemblaggio dei droni FPV.
Questi ultimi utilizzano componenti commerciali e procedure relativamente semplici, ma non devono essere confusi con una produzione improvvisata priva di standard. Molti laboratori seguono ormai protocolli di collaudo, coordinano le specifiche con le unità militari e sono inseriti in reti di finanziamento e distribuzione. La loro forza consiste nella flessibilità: possono adattare frequenze radio, carichi, batterie o configurazioni di volo più rapidamente delle grandi aziende. La debolezza risiede nella qualità non uniforme, nella dipendenza da componenti importati e nella difficoltà di garantire una produzione stabile su scala industriale.
La guerra ha pertanto prodotto un sistema ibrido: non soltanto industria o bricolage, ma una filiera che collega imprese strutturate, laboratori tecnologici, crowdfunding e iniziative della società civile. Tale modello ha consentito all’Ucraina di compensare, almeno parzialmente, la minore disponibilità di piattaforme convenzionali e munizioni.
- I droni aerei: precisione a basso costo
2.1 FPV e droni tattici
I droni FPV, originariamente sviluppati per attività sportive e ricreative, sono diventati uno dei simboli della guerra. Pilotati attraverso una telecamera che trasmette immagini in tempo reale, possono essere equipaggiati con cariche anticarro, granate o altri ordigni. La loro autonomia dipende dal modello, dalle batterie, dal carico e dalle condizioni della guerra elettronica; generalmente operano a distanze tattiche, benché configurazioni più avanzate possano raggiungere distanze maggiori.
Il prezzo di un FPV di base è spesso stimato tra alcune centinaia e poco più di un migliaio di dollari, ai quali devono essere aggiunti il costo dell’ordigno, delle antenne, dei ripetitori e dell’addestramento dell’operatore. Il dato economico resta comunque significativo: un sistema relativamente economico può distruggere o immobilizzare un veicolo dal valore di milioni di dollari.
Non tutti gli attacchi hanno successo. I droni possono essere abbattuti, disturbati elettronicamente, perdere il collegamento oppure non provocare danni decisivi. Il loro valore deriva quindi dall’unione tra precisione e massa. L’economicità consente di accettare tassi elevati di perdita e di inviare più sistemi contro lo stesso bersaglio. Ciò ha contribuito a rendere il campo di battaglia più trasparente e più pericoloso, limitando i movimenti diurni, aumentando la dispersione delle unità e imponendo nuove forme di protezione ai mezzi corazzati.
L’adattamento reciproco è continuo. Alla diffusione dei disturbatori radio sono seguiti sistemi con frequenze differenti, software più autonomo e droni collegati mediante sottili cavi in fibra ottica, immuni alle interferenze radio durante il volo, sebbene limitati dalla lunghezza e dalla fragilità del collegamento[4].
2.2 Sistemi d’attacco a lungo raggio
L’Ucraina ha inoltre sviluppato diverse famiglie di droni d’attacco capaci di colpire aeroporti, depositi, industrie militari e infrastrutture energetiche in profondità nel territorio controllato dalla Russia. Questi velivoli hanno costi e caratteristiche molto superiori rispetto agli FPV, ma rimangono generalmente più economici dei missili da crociera.
La loro funzione non è soltanto distruttiva. Essi costringono la Russia a disperdere sistemi di difesa aerea, radar e personale su un territorio vastissimo. Anche quando vengono intercettati, possono imporre all’avversario un costo elevato, obbligandolo a impiegare missili difensivi spesso più costosi del bersaglio. La logica non è quindi quella della sostituzione completa dell’aviazione o dei missili, ma dell’integrazione tra strumenti differenti.
- La rivoluzione navale ucraina
3.1 Dalla perdita della flotta all’interdizione marittima
All’inizio dell’invasione su vasta scala, la Russia godeva di una netta superiorità navale. La Flotta del Mar Nero poteva imporre un blocco, minacciare operazioni anfibie e lanciare missili da crociera contro il territorio ucraino. L’Ucraina disponeva invece di capacità navali convenzionali molto ridotte.
La risposta di Kyiv combinò diversi strumenti: missili antinave Neptune, missili da crociera occidentali, droni aerei, operazioni speciali e imbarcazioni senza equipaggio. L’attacco coordinato contro Sebastopoli dell’ottobre 2022 mostrò per la prima volta su vasta scala la possibilità di penetrare le difese di una base navale mediante piccoli sistemi di superficie. Secondo il Royal United Services Institute, tale operazione prefigurò una nuova fase della guerra marittima, nella quale le piattaforme senza equipaggio avrebbero avuto un ruolo essenziale[5].
I droni navali ucraini sono generalmente piccole imbarcazioni veloci, con profilo molto basso sull’acqua, dotate di sistemi elettro-ottici, navigazione satellitare o inerziale e comunicazioni a lunga distanza. Nella configurazione originaria agivano soprattutto come ordigni esplosivi guidati contro il bersaglio. Le versioni successive hanno assunto funzioni più varie: ricognizione, posa di mine, trasporto di carichi, lancio di razzi, impiego di mitragliatrici e, in alcuni casi, difesa antiaerea.
3.2 Il MAGURA V5
Il MAGURA V5 — acronimo di Maritime Autonomous Guard Unmanned Robotic Apparatus — è il sistema maggiormente associato alla Direzione principale dell’intelligence militare ucraina. Le caratteristiche diffuse pubblicamente indicano una lunghezza di circa 5,5 metri, velocità massima vicina ai 40–42 nodi, autonomia nell’ordine di diverse centinaia di chilometri e capacità di trasportare alcune centinaia di chilogrammi, comprendenti combustibile, sensori e carico utile.
Le cifre devono essere interpretate con prudenza. Per alcune versioni viene indicata un’autonomia vicina agli 800 chilometri e una capacità complessiva di carico intorno ai 300 chilogrammi, ma il peso effettivo dell’esplosivo può variare. Anche il costo unitario, spesso stimato tra 200.000 e 300.000 dollari, non è stato confermato in modo uniforme e dipende dalla configurazione, dai sensori e dai collegamenti di comunicazione.
Il MAGURA V5 è stato impiegato in attacchi contro diverse unità russe. Nel marzo 2024, droni di questo tipo colpirono la nave pattuglia Sergey Kotov, valutata dalle autorità ucraine circa 65 milioni di dollari. Reuters riferì che l’imbarcazione aveva subito colpi a poppa e su entrambi i lati, pur precisando di non poter verificare indipendentemente tutti i dettagli dell’azione[6]. Al MAGURA sono stati attribuiti anche gli attacchi contro la nave da sbarco Caesar Kunikov e altre unità.
Il sistema ha progressivamente superato la funzione di ordigno monouso. Versioni successive sono state armate con missili aria-aria adattati, dimostrando la possibilità di trasformare un’imbarcazione senza equipaggio in una piattaforma antiaerea. Nel 2024–2025 furono annunciati i primi abbattimenti o danneggiamenti di elicotteri russi da parte di droni navali armati, un’evoluzione che amplia considerevolmente le potenziali funzioni del sistema[7].
3.3 Il Sea Baby
Il Sea Baby è associato soprattutto al Servizio di sicurezza dell’Ucraina. Rispetto al MAGURA, è stato impiegato principalmente contro infrastrutture e bersagli di maggiori dimensioni, compreso il ponte sullo stretto di Kerč’. Le prime versioni avrebbero avuto un’autonomia nell’ordine degli 800–1.000 chilometri e una carica esplosiva di diverse centinaia di chilogrammi.
Il modello è stato continuamente modificato. Nell’ottobre 2025 il Servizio di sicurezza ucraino presentò una versione aggiornata, dichiarando un’autonomia superiore a 1.500 chilometri e una capacità di carico fino a 2.000 chilogrammi. Tali numeri si riferiscono alla nuova generazione e non devono essere retroattivamente attribuiti ai sistemi impiegati nel 2022–2024. Le autorità ucraine hanno inoltre mostrato configurazioni dotate di lanciarazzi e armi controllate a distanza[8].
Il costo delle versioni iniziali è stato generalmente stimato in alcune centinaia di migliaia di dollari. Anche in questo caso, il confronto con i bersagli è più importante della cifra esatta: un sistema di tale prezzo può colpire una nave del valore di decine o centinaia di milioni oppure danneggiare infrastrutture strategiche del valore di miliardi.
3.4 Marichka e i sistemi subacquei
Marichka è stato presentato pubblicamente come un veicolo subacqueo autonomo ucraino, destinato potenzialmente alla ricognizione, all’attacco di navi, ponti e infrastrutture portuali. Le informazioni disponibili indicano un sistema di dimensioni relativamente elevate e con una possibile autonomia di centinaia di chilometri.
La sua rilevanza operativa, tuttavia, non è paragonabile a quella documentata del MAGURA e del Sea Baby. Non esistono sufficienti conferme pubbliche per attribuirgli con certezza specifiche operazioni di combattimento. Esso deve pertanto essere considerato soprattutto un indicatore della direzione tecnologica seguita dall’Ucraina: l’estensione della guerra senza equipaggio dalla superficie alla dimensione subacquea.
- Efficacia operativa e strategica nel Mar Nero
La campagna ucraina non può essere valutata esclusivamente contando le navi affondate. La sua efficacia comprende almeno quattro livelli.
Il primo è tattico: singole unità russe sono state danneggiate o distrutte. Il secondo è operativo: la Russia ha dovuto rafforzare la difesa dei porti, installare barriere, aumentare pattugliamenti ed elicotteri di sorveglianza e modificare le procedure d’impiego delle navi. Il terzo è geografico: numerose unità sono state trasferite da Sebastopoli verso porti più orientali, in particolare Novorossijsk, riducendo la libertà operativa russa nella parte occidentale del Mar Nero. Il quarto è strategico-economico: il ridimensionamento della minaccia navale ha contribuito a mantenere o ripristinare le esportazioni marittime ucraine.
Il successo non è attribuibile ai soli droni navali. L’affondamento dell’incrociatore Moskva, per esempio, avvenne nel 2022 mediante missili antinave Neptune, non tramite droni di superficie. Analogamente, diversi attacchi contro Sebastopoli impiegarono missili da crociera. Il risultato strategico deriva dalla combinazione tra sensori, intelligence, missili, droni aerei e navali. I droni hanno tuttavia reso più persistente e meno costosa la pressione sulla flotta russa.
RUSI ha concluso che le piattaforme senza equipaggio hanno avuto un ruolo fondamentale nel rimodellare il conflitto nel Mar Nero, mentre l’U.S. Naval Institute ha definito i MAGURA veri e propri “equalizzatori” capaci di ridurre il vantaggio convenzionale russo[9]. L’Ucraina non ha ottenuto una superiorità navale tradizionale, ma una forma di sea denial, ossia la capacità di rendere rischioso e costoso l’impiego dello spazio marittimo da parte dell’avversario.
4.1 Il rapporto tra costo e risultato ovvero il ROI militare
L’asimmetria economica costituisce uno degli elementi più innovativi. Un FPV dal costo di centinaia o poche migliaia di dollari può immobilizzare un mezzo corazzato del valore di milioni. Un drone navale da alcune centinaia di migliaia di dollari può danneggiare una nave da guerra valutata decine o centinaia di milioni.
Il rapporto non è però automatico. Per affondare un’unità possono essere necessari numerosi droni; molti vengono distrutti prima di raggiungere il bersaglio; l’intera operazione richiede intelligence, comunicazioni, pianificazione e operatori. Il costo reale di una missione è quindi superiore al prezzo del singolo mezzo. Ciononostante, l’avversario è costretto a investire in barriere, radar, sistemi elettronici, pattuglie, elicotteri e munizioni difensive. Anche un attacco fallito può produrre un effetto strategico se impone costi e limita la libertà d’azione.
- I droni stanno cambiando la natura della guerra?
Carl von Clausewitz distingueva implicitamente tra la natura durevole della guerra — conflitto di volontà, violenza, incertezza e finalità politica — e le forme storiche attraverso le quali essa viene combattuta[10]. I droni non hanno modificato la natura della guerra. Le decisioni politiche, la volontà delle società, la logistica, il territorio e la capacità umana di adattamento rimangono determinanti. Essi ne hanno però profondamente trasformato il carattere.
5.1 Democratizzazione della precisione
Durante la guerra del Golfo del 1991, la precisione a distanza era una capacità costosa, concentrata nelle forze aeree delle grandi potenze. In Ucraina, una squadra di fanteria può impiegare direttamente un sistema guidato contro un veicolo o una postazione. La precisione non è più monopolio dell’aviazione o dei missili avanzati: è distribuita lungo la catena tattica.
Ciò non significa che un FPV equivalga a un missile da crociera. Portata, potenza, affidabilità e resistenza alle contromisure sono differenti. Tuttavia, la possibilità di distribuire migliaia di sistemi di precisione modifica l’organizzazione delle unità, la protezione dei mezzi e il rapporto tra fanteria, artiglieria e ricognizione.
5.2 Il ritorno della massa
I droni combinano precisione e quantità. Le forze occidentali hanno a lungo privilegiato un numero ridotto di piattaforme estremamente sofisticate e costose. L’Ucraina ha mostrato la necessità di disporre anche di grandi volumi di sistemi sacrificabili, riparabili e rapidamente sostituibili.
Questa “massa di precisione” non sostituisce carri armati, artiglieria, difesa aerea, marina e aviazione. I droni dipendono da tali capacità e non possono conquistare o mantenere da soli il territorio. Possono però moltiplicarne l’efficacia, compensare temporaneamente alcune carenze e imporre all’avversario una dispersione delle risorse.
5.3 La guerra come competizione di adattamento
La caratteristica più significativa della guerra dei droni è forse la velocità del cambiamento. Ogni innovazione genera una contromisura: i collegamenti radio vengono disturbati; le frequenze sono modificate; aumenta l’autonomia; compaiono sistemi in fibra ottica; i porti installano barriere; i droni navali assumono nuove forme e nuovi armamenti.
Il vantaggio tecnologico è quindi temporaneo. Più che possedere una singola arma rivoluzionaria, è necessario mantenere un ciclo continuo di osservazione, sperimentazione, produzione e correzione. L’istituzione militare capace di imparare più velocemente può ottenere un vantaggio anche senza disporre della piattaforma più costosa.
5.4 Autonomia e intelligenza artificiale
La guerra elettronica spinge verso una maggiore autonomia. Sistemi in grado di riconoscere un bersaglio nell’ultima fase del volo o di continuare la missione dopo la perdita del collegamento riducono la dipendenza dal controllo remoto. L’Ucraina ha compiuto progressi nell’autonomia parziale e nell’impiego dell’intelligenza artificiale, ma l’immagine di sciami completamente autonomi è ancora più un obiettivo che una realtà generalizzata[11].
L’elemento umano rimane centrale nella selezione degli obiettivi, nella pianificazione, nell’interpretazione delle immagini e nell’adattamento tattico. Si parla dunque più correttamente di cooperazione uomo-macchina che di sostituzione completa del combattente.
- Implicazioni per la NATO e le marine occidentali
L’esperienza ucraina suggerisce diverse lezioni. In primo luogo, le procedure di acquisizione devono essere più rapide e aperte alle imprese non tradizionali. Cicli di sviluppo di dieci o quindici anni sono poco compatibili con tecnologie che cambiano in pochi mesi.
In secondo luogo, le forze armate devono combinare piattaforme sofisticate e sistemi economici di massa. Le prime garantiscono capacità difficilmente sostituibili; i secondi assicurano volume, persistenza e capacità di accettare perdite.
In terzo luogo, la guerra elettronica e la protezione delle comunicazioni devono essere considerate elementi centrali, non accessori. Ogni sistema senza equipaggio è parte di una rete che comprende operatore, collegamento, navigazione, sensori, dati e capacità di analisi.
In campo navale, le grandi unità di superficie non sono divenute obsolete, ma devono operare in un ambiente più minaccioso. Porti, ancoraggi e navi richiedono sorveglianza persistente, barriere fisiche, sistemi di difesa ravvicinata, guerra elettronica, elicotteri e propri mezzi senza equipaggio. Le future flotte saranno probabilmente formazioni ibride, composte da piattaforme con e senza equipaggio.
La lezione del Mar Nero non è che piccoli droni possano sostituire universalmente una marina, ma che una forza convenzionalmente inferiore può negare libertà d’azione a una flotta superiore attraverso una combinazione di tecnologie economiche, intelligence e innovazione operativa.
Conclusione
L’Ucraina ha creato uno degli ecosistemi di innovazione militare più dinamici dell’età contemporanea. Industrie professionali, start-up, università, volontari e laboratori hanno trasformato tecnologie commerciali in strumenti militari prodotti e modificati con una velocità difficilmente raggiungibile dai tradizionali sistemi di acquisizione.
I droni FPV hanno distribuito la precisione fino alle unità tattiche; i sistemi a lungo raggio hanno esteso la profondità degli attacchi; i droni navali hanno contribuito a ridimensionare il vantaggio della Flotta russa del Mar Nero. Il MAGURA V5 e il Sea Baby sono passati da semplici imbarcazioni esplosive a famiglie di piattaforme modulari, capaci di svolgere missioni differenti. Il Marichka indica la possibile estensione futura di questa trasformazione sotto la superficie, sebbene il suo impiego operativo non sia ancora adeguatamente documentato.
L’efficacia dei droni non risiede soltanto nella capacità di distruggere bersagli costosi. Essa consiste nel costringere l’avversario a modificare il proprio comportamento, disperdere risorse, proteggere retrovie e porti e accettare una libertà di movimento ridotta. Nel Mar Nero, questi effetti hanno avuto conseguenze strategiche superiori al costo materiale dei sistemi impiegati.
I droni non hanno cambiato la natura della guerra, che rimane un confronto politico e violento tra volontà contrapposte. Ne hanno però già trasformato il carattere. La precisione è diventata più accessibile, la produzione più decentralizzata, il ciclo dell’innovazione più rapido e la distinzione tra industria civile e militare meno netta. La futura superiorità non dipenderà soltanto dalla qualità delle singole piattaforme, ma dalla capacità di integrarle, produrle su larga scala e adattarle più rapidamente dell’avversario.
BIBLIOGRAFIA
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Wertheim, Eric. “Ukraine’s Magura Naval Drones: Black Sea Equalizers.” Proceedings 151, n. 9, settembre 2025.
[1] Benjamin Jensen, Jennifer Kavanagh et al., “Across Drones, AI, and Space, Commercial Tech Is Flexing Military Muscle in Ukraine,” Center for Strategic and International Studies, 13 maggio 2022. (CSIS)
[3] CSIS, “Why China’s UAV Supply Chain Restrictions Weaken Ukraine’s Negotiating Power,” 16 dicembre 2024; CSIS, “The Drone Supply Chain War: Identifying the Chokepoints in Making a Drone,” 9 dicembre 2025. (CSIS)
[4] Center for Strategic and International Studies, “Technological Evolution on the Battlefield,” 16 settembre 2025. (CSIS).
[5] Sidharth Kaushal, “Ukraine’s Uncrewed Raid on Sevastopol and the Future of War at Sea,” Royal United Services Institute, 2 febbraio 2023; Giangiuseppe Pili, “Uncrewed Platforms Have Been Critical to Ukraine’s Success in the Black Sea,” RUSI, 20 agosto 2024. (Royal United Services Institute)
[6] “Ukrainian Sea Drones Damage Russian Black Sea Fleet Patrol Ship near Crimea, Ukraine Says,” Reuters, 5 marzo 2024. (Reuters)
[7] Eric Wertheim, “Ukraine’s Magura Naval Drones: Black Sea Equalizers,” Proceedings 151, n. 9, settembre 2025; “Step by Step, Ukraine Built a Technological Navy,” Proceedings, maggio 2025. (U.S. Naval Institute)
[8] “Ukraine’s ‘Sea Baby’ Drones Are Growing Up with Longer Range, Bigger Payload,” Reuters, 22 ottobre 2025. (Reuters)
[9] Pili, “Uncrewed Platforms”; Wertheim, “Ukraine’s Magura Naval Drones.” (Royal United Services Institute)
[10] Carl von Clausewitz, On War, a cura e traduzione di Michael Howard e Peter Paret (Princeton, NJ: Princeton University Press, 1976), 75–89.
[11] Kateryna Bondar, “Ukraine’s Future Vision and Current Capabilities for Waging AI-Enabled Autonomous Warfare,” Center for Strategic and International Studies, 6 marzo 2025. (CSIS)


