scarica il file in pdf – IA e criminalità – parte prima – agosto 2026 – floris
L’era dell’AI e l’evoluzione della criminalità: continuità e innovazione tra crimine tradizionale e criminalità digitale.
PARTE PRIMA – Cenni storici e geografici sulla nascita della criminalità organizzata “vecchia scuola”
Walter Floris
Le origini storiche della criminalità organizzata tradizionale.
Considerando il fenomeno da una prospettiva globale, piuttosto che esclusivamente locale, emerge come la criminalità organizzata presenti una storia lunga e profondamente radicata, evolutasi nel tempo attraverso modalità operative differenti. Il termine thug (“delinquente” in lingua inglese) risale al XIII secolo ed è collegabile alle bande di criminali che si spostavano di città in città razziandole e saccheggiandole. Il contrabbando e il traffico di droga sono attività antiche in Asia e in Africa, mentre organizzazioni tuttora esistenti, come quelle mafiose in Giappone e in Italia, affondano le loro radici in un passato risalente a diversi secoli fa[1].
I principali lavori della letteratura economica che hanno studiato le origini del fenomeno mafioso si sono focalizzati sul caso della Sicilia, regione contrassegnata da una più antica e radicata presenza mafiosa.
Figura 1: Evoluzione della presenza mafiosa in Sicilia nei secoli, fonte https://www.google.com/search?q=mappa+del+1900++dell%27Evoluzione+della+presenza+mafiosa+in+Sicilia+nei+secoli&sca_esv=d961df446e695a03&udm=2&biw
La figura 1 presenta il mutamento del fenomeno mafioso tra le province della regione nel corso negli ultimi trecento anni. La prima cartina, che si riferisce ai primi dell’anno 1800, presenta la quasi totale assenza del fenomeno mafioso nella regione.
Sulla base delle evidenze raccolte da Antonino Cutrera, rappresentante delle forze dell’ordine, nonché criminologo, sociologo e scrittore, è stata invece ricostruita la seconda cartina, che documenta la presenza della mafia nelle province siciliane tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. L’ultima cartina, si riferisce agli anni 2000. La comparazione tra queste diverse carte geografiche suggerisce fondamentali che evidenziano il cambiamento nel tempo. In primis, ci deve essere stata una causa che ha portato il venire al mondo e al radicamento della mafia sul territorio siciliano nel corso del XIX secolo. In secondo luogo, tale fenomeno non si è sviluppato in maniera uniforme, presentando livelli di intensità differenti tra le diverse province. Con molta probabilità ci devono essere stati, quindi, dei fattori locali che possono aver determinato questa variabilità. Il fenomeno mafioso, infine, si distingue per una certa persistenza: le province ad alto rischio di esposizione criminale oggi sono fondamentalmente le stesse di cent’anni fa.
La letteratura economica ha studiato le cause della variabilità territoriale nello sviluppo del fenomeno mafioso, da un lato rielaborando le analisi precedenti di sociologi e storici e, dall’altro, introducendo proprie categorie concettuali e nuove evidenze empiriche a supporto. Sebbene adottino prospettive diverse e si concentrino, quindi, su fattori differenti, i principali contributi condividono l’idea dell’esistenza di uno shock che determina la nascita della mafia e di fattori di variabilità locale in grado di spiegare perché essa si sia sviluppata in alcuni territori e non in altri. Secondo questa prospettiva, la mafia si caratterizzerebbe come un’industria che produce, promuove e vende protezione privata, offrendo servizi di grande valore in contesti caratterizzati da una diffusa sfiducia nelle istituzioni. Bandiera[2] mostra che l’insediamento delle organizzazioni di stampo mafioso è stata più risoluta nelle zone che in quel periodo erano distinte da frazionamento eccessivo dei fondi, quindi, da una maggiore domanda di protezione.
Indagini più recenti riconducono l’emergere della mafia alla cosiddetta “maledizione delle risorse” e individuano nella favorevole combinazione di eventi e nella crescente domanda internazionale di beni locali, quali lo zolfo nel primo caso e gli agrumi nel secondo, i principali fattori alla base della nascita delle organizzazioni mafiose in Sicilia alla fine del XIX secolo. Anche in questo caso, la forte domanda internazionale di specifici beni, in assenza di uno Stato di diritto sufficientemente solido, avrebbe generato una richiesta di tutela che le organizzazioni di stampo mafioso erano in grado di soddisfare. La distribuzione territoriale del fenomeno, invece, sarebbe riconducibile alla diversa presenza e diffusione sul territorio degli agrumeti e delle miniere di zolfo[3].
Una diversa interpretazione viene fornita da altri studiosi sull’origine della mafia in Sicilia, la quale individua una grave siccità che investì la regione alla fine del XIX secolo e che comportò un drastico aggravamento delle condizioni di vita dei contadini e della produzione agricola. Dette difficoltà fomentarono il movimento socialista dei “Fasci siciliani dei Lavoratori” con richieste sociali per incrementi salariali, contratti di affitto dei terreni a lunga durata e un traslamento delle tasse sui proprietari dei fondi.
In un contesto caratterizzato dall’assenza di uno Stato effettivamente operante, la minaccia socialista avrebbe spinto i politici locali e i proprietari terrieri a rivolgersi alle organizzazioni mafiose per contrastare tali rivendicazioni. Se la minaccia socialista, alimentata dalla siccità, rappresentasse il fattore alla base dell’aumento della domanda di protezione mafiosa, la diversa diffusione del fenomeno sul territorio sarebbe invece riconducibile alla differente capillarità del movimento sindacale.
Il fenomeno criminale mafioso.
La criminalità organizzata (o crimine organizzato) è una forma di delinquenza associata che presuppone un’organizzazione stabile (nel senso di essere finalizzata a compiere in maniera sistematica) di più persone (almeno tre) allo scopo di perpetrare più reati, per ottenere, in ogni modo, vantaggi materiali o finanziari. Sebbene l’obiettivo principale di tali organizzazioni sia generalmente il profitto economico, in un’accezione più ampia possono essere ricomprese anche organizzazioni terroristiche, caratterizzate invece da finalità di natura sociale, ideologica o politica[4].
In Italia, il fenomeno mafioso indica essenzialmente i sodalizi criminali mafiosi più strutturati, quali: Cosa Nostra; la Camorra; la ’Ndrangheta; la Sacra corona unita. Il fenomeno ha raggiunto una dimensione tale da configurare una realtà autonoma rispetto alle altre forme di criminalità. Le diverse forme di criminalità si manifestano come autentici poteri antistatali, operando sia all’esterno e in concorrenza con il sistema legale, sia al suo interno, attraverso le amministrazioni locali, i partiti, alcuni settori dell’apparato istituzionale e determinate articolazioni del sistema bancario. Paradigmatico, in questo senso, è stato il caso della loggia P2[5].
Il crimine organizzato tradizionalmente prende piede quando la società civile e il governo centrale risultano inaffidabili, deboli, disorganizzati o assenti. Ciò può verificarsi in una società sottoposta a forti turbolenze economiche, politiche e sociali, oppure che si trova in una fase di transizione, come, ad esempio, durante un cambio di governo o un periodo di rapido sviluppo economico, soprattutto quando manca un solido Stato di diritto e istituzioni forti.
Le attività criminali sono sempre più strettamente legate a una serie di traffici su scala transnazionale, nei quali la singola organizzazione territoriale costituisce sovente un segmento di un’attività che, a monte e a valle, si avvale di un intricato sistema di legami e complicità. Si registrano, inoltre, con frequenza crescente, forme di collaborazione consolidate tra le organizzazioni endogene e quelle di matrice straniera, in particolare dell’Europa orientale, dell’area balcanica, del continente asiatico, del Sud America e del Nord Africa, particolarmente attive nei settori della tratta degli esseri umani, dell’immigrazione clandestina, del traffico di stupefacenti e dello sfruttamento della prostituzione. Lo spaccio degli stupefacenti e il loro raffinamento costituiscono fasi intermedie di un processo che si svolge per lo più in luoghi differenti e che comprende, oltre alla produzione delle droghe, il riciclaggio dei proventi, in larga misura reinvestiti in attività economiche lecite e comunque dislocate al di fuori del consueto spazio di manovra delle cosche.
Con riferimento alle organizzazioni terroristiche, queste sono considerate una tipologia di organizzazione criminale, ma, a differenza delle organizzazioni criminali tradizionali, perseguono prevalentemente obiettivi politici anziché finanziari, determinando una parziale sovrapposizione, ma non una piena coincidenza, tra criminalità organizzata e terrorismo.
Il terrorismo deve essere considerato un fenomeno di criminalità organizzata e, in quanto tale, deve essere contrastato in tutti i Paesi mediante l’impiego dei migliori strumenti investigativi disponibili, nel pieno rispetto del principio di legalità.
Nel mercato internazionale del crimine, le organizzazioni di tipo mafioso tendono a operare in alleanza o in competizione con altre organizzazioni criminali, in particolare con quelle terroristiche. Il terrorismo può rappresentare un fattore di forza per la mafia. A loro volta, anche le organizzazioni mafiose possono assumere una connotazione terroristico-eversiva.
Un’autentica multinazionale del crimine: la nascita dei clan.
Nei primi anni Ottanta, mentre Cosa Nostra sta diventando una vera e propria multinazionale del crimine, esplode un nuovo conflitto al suo interno: il clan emergente è quello dei Corleonesi, che alla fine di una guerra cruenta riesce ad avere il controllo dell’organizzazione criminale.
La strategia militare dei Corleonesi è volta all’eliminazione dei propri nemici. In questo contesto, tra il 1979 e il 1982, Cosa Nostra commette una serie di omicidi eccellenti, tra cui quello del deputato Pio La Torre, il quale venne assassinato per ordine di alcuni capi dell’organizzazione criminale tra cui Totò Riina e Bernardo Provenzano.
Sulla base di una proposta di legge presentata da Pio La Torre, venne promulgata la legge 13 settembre 1982, n. 646 (detta “Rognoni-La Torre”), che introdusse nel Codice penale l’art. 416-bis, il quale prevedeva per la prima volta nell’ordinamento italiano il reato di “associazione di tipo mafioso” che consente la confisca dei patrimoni di provenienza mafiosa[6].
A seguire, vengono ricordati gli omicidi del Presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella e del Generale dell’Arma dei Carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa, personalità che, in modi diversi, si sono impegnate a contrastare la criminalità organizzata.
Figura 2: fonte Buono M. R. articolo in rivista :Un “Uomo Giusto”. Il ricordo del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa”‘Il Generale dell’Arma dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa. Pubblicato il 3 settembre 2017 https://filodirettomonreale.it/2017/09/03/un-uomo-giusto-ricordo-del-generale-carlo-alberto-dalla-chiesa/
Nel 1983 nasce il primo “pool antimafia”, che riunisce i magistrati palermitani impegnati nelle indagini su Cosa Nostra, favorendo il coordinamento delle attività investigative e la condivisione delle informazioni. Un gruppo di giudici, tra cui Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, inizia a operare attivamente in sinergia, con l’obiettivo di contrastare e sconfiggere l’organizzazione criminale.
Giovanni Falcone fu ucciso il 23 maggio 1992 sull’autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci. Alle 17:57, gli attentatori fecero esplodere un tratto dell’autostrada mediante una carica esplosiva composta da tritolo, RDX e nitrato d’ammonio, collocata in un cunicolo scavato sotto la sede stradale. L’esplosione investì il corteo della scorta, composto da tre Fiat Croma blindate, a bordo delle quali viaggiavano il giudice, la moglie e gli agenti di Polizia. La carica, azionata a distanza, provocò una devastante esplosione. L’attentato fu organizzato da Cosa Nostra e Giovanni Brusca ebbe un ruolo nell’esecuzione dell’attacco.
Paolo Borsellino, invece, fu vittima di agguato mafioso il 19 luglio 1992, in via D’Amelio[7], a Palermo; qui una Fiat 126, parcheggiata nei pressi dell’abitazione della madre di Borsellino e imbottita di esplosivo, fu fatta esplodere al passaggio del giudice, provocandone la morte insieme a quella di cinque agenti della sua scorta. L’attentato si inseriva nella strategia stragista di Cosa Nostra, che aveva già colpito Giovanni Falcone nella strage di Capaci, avvenuta meno di due mesi prima.
Una celebre frase del giudice Giovanni Falcone, recita in questo modo: “Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola”.
Figura 3: i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Lo scatto è stato realizzato il 27 marzo 1992 a Palermo dal fotoreporter Tony Gentile. Fonte: https://tg24.sky.it/cronaca/approfondimenti/giovanni-falcone-paolo-borsellino-foto
Il potere economico delle organizzazioni criminali.
Le forme di criminalità organizzata, nate in differenti regioni del territorio italiano, si sono progressivamente diffuse in altre aree geografiche della penisola, caratterizzate da una maggiore ricchezza economica, e in diverse parti del mondo. In tali contesti, la collaborazione con e la corruzione delle istituzioni politiche e sociali hanno favorito la crescita e il rafforzamento del loro potere, nonché il controllo dei territori nei quali operano. Non è inoltre da sottovalutare il forte senso di appartenenza che caratterizza le associazioni criminali e che rimane profondamente radicato nei luoghi di origine, dai quali continuano a gestire i propri affari illeciti[8].
Tali organizzazioni criminali sono fortemente interessate al potere economico e ai proventi illeciti derivanti da attività quali il traffico di droga, armi, esseri umani, rifiuti speciali e merci contraffatte, nonché dall’usura. A queste attività si aggiungono ulteriori forme di illecito, tra cui il condizionamento della politica attraverso lo scambio di favori in cambio di voti, la manipolazione degli appalti pubblici e il riciclaggio di denaro di provenienza illecita, anche nel settore edilizio. Tra le principali attività estorsive rientra inoltre il cosiddetto “pizzo” o “racket”, una forma di imposizione illegale attraverso la quale le organizzazioni mafiose richiedono denaro ai commercianti in cambio di una presunta protezione. Chi si rifiuta di pagare può essere oggetto di minacce, intimidazioni o violenze.
Un altro settore di crescente interesse per la criminalità organizzata è il traffico di migranti, tra cui quello di donne destinate allo sfruttamento della prostituzione.
Anche il traffico illecito di rifiuti tossici costituisce un settore di rilevante interesse criminale, non meno importante di quelli sopra citati. Tali rifiuti vengono spesso trasferiti dalle regioni settentrionali verso quelle meridionali d’Italia o verso i Paesi in via di sviluppo. In questo contesto, il ruolo degli imprenditori collusi è fondamentale: essi scelgono di rivolgersi alle organizzazioni mafiose per ridurre i costi dello smaltimento dei rifiuti tossici.
Incontro tra due culture criminali. La criminalità “vecchia scuola” nella società digitale.
Per poter operare nel cyberspazio, i criminali del secolo scorso hanno dovuto avvalersi di nuovi strumenti, piattaforme e operatori in grado di utilizzarli. Un processo di evoluzione delle modalità criminali si è reso fondamentale, sia per individuare nuove opportunità di investimento, sia per proteggersi dai potenziali ostacoli derivanti dall’azione delle forze dell’ordine e dalla concorrenza di altre organizzazioni criminali. La criminalità organizzata è in continua trasformazione e si adatta alle mutevoli condizioni dei mercati, al fine di massimizzare i propri profitti illeciti.
Un dato significativo emerge nelle dinamiche di interazione tra le persone, nelle quali forum, chat e newsgroup hanno costituito luoghi di “socializzazione” per il nuovo business criminale, differenti da quelli tradizionali, quali la piazza, l’oratorio o il cosiddetto “muretto”. La distanza fisica e spaziale tra gli individui che comunicano viene progressivamente meno, lasciando spazio alla mediazione del personal computer nelle dinamiche di contatto e di conclusione di accordi, anche di natura illecita, tra soggetti coinvolti a vario titolo. Le organizzazioni criminali si sono progressivamente rese conto che il cybercrime poteva risultare più redditizio rispetto alle modalità tradizionali, ma anche più rischiose, di conseguimento di profitti illeciti, iniziando così a operare attraverso i sistemi informatici e a utilizzarli per trasferire e riciclare i propri proventi.
Grazie alla loro capacità di adattamento e resilienza, le organizzazioni criminali hanno sviluppato un approccio alla criminalità informatica caratterizzato da una natura camaleontica. Tale capacità di adattamento rappresenta un elemento fondamentale dell’evoluzione della criminalità verso il dominio digitale. Operando in questo modo, le organizzazioni malavitose si proiettano su scala globale, utilizzando Internet per replicare nel mondo digitale attività già presenti nel mondo reale, come, ad esempio, il commercio di droga e armi e il traffico di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale.
Inoltre, le organizzazioni criminali hanno tratto considerevoli benefici dal mondo digitale, trovando nuovi sbocchi per attività illecite che comprendono il furto d’identità, le frodi collettive e diverse forme di criminalità bancaria online. Per gestire attività criminali in rete di questa portata sono richieste competenze informatiche avanzate, che i “vecchi” modelli criminali, almeno nei primi anni della rivoluzione digitale, non erano in grado di fornire. Non è più di fondamentale importanza corrompere i cassieri per ottenere informazioni sui conti bancari dei clienti; è sufficiente, invece, ingannare direttamente questi ultimi, inducendoli a cadere in una “trappola” digitale, con una conseguente riduzione dei rischi e dei costi.
L’incontro tra il “vecchio” e il “nuovo” crimine ha fornito alle organizzazioni criminali nuovi strumenti per incrementare i profitti ed espandere le proprie attività. In tale contesto, emerge la capacità delle organizzazioni criminali di utilizzare strumenti tecnologici innovativi, come, ad esempio, le piattaforme di comunicazione criptata e gli strumenti di tecnofinanza, in grado di ottimizzare le attività illecite e le relative strategie di reinvestimento dei proventi, in un contesto caratterizzato da una difficile tracciabilità e da una significativa capacità di resistenza all’azione di contrasto.
Le forze dell’ordine europee hanno rilevato questo trend nell’evoluzione delle pratiche di riciclaggio di denaro connesse ai nuovi sistemi di pagamento, nei mercati clandestini online sfruttati dalla criminalità per la vendita di prodotti e servizi illegali e in numerose altre condotte attraverso le quali le organizzazioni criminali tradizionali entrano in contatto con quelle di nuova generazione.
Una volta all’interno del sistema, si riuscì a identificare tutti i container in entrata e in uscita dal porto, riuscendo così a ottenere le autorizzazioni necessarie per appropriarsi dei contenitori che trasportavano cocaina dal Sud America. La rivoluzione digitale della criminalità si è progressivamente rafforzata nel tempo, avvicinandosi sempre più al mondo delle criptovalute come strumento per investire e trasferire i propri proventi illeciti.
Cyberspazio e opportunità criminali. La nuova frontiera della criminalità organizzata.
Nel corso dell’ultimo decennio, le reti criminali globali hanno iniziato a espandersi considerevolmente, anche grazie alla progressiva integrazione tra le modalità operative della criminalità tradizionale e quelle della criminalità digitale. Il fenomeno del cybercrime ha subito profonde e significative evoluzioni, trasformandosi progressivamente da una questione emergente in una problematica di rilevante portata. La cyber-criminologia è considerata dal ricercatore come “lo studio causale del crimine che si sviluppa nel cyberspazio ma che ha ricadute nello spazio fisico”[9]. Lo studioso rileva, inoltre, come le persone che vedono represso il proprio comportamento criminale nello spazio fisico tendano a delinquere nel cyberspazio, compiendo azioni che, a causa del loro status o della loro posizione sociale, non avrebbero intrapreso nel mondo reale.
Il cybercrime può essere considerato una conseguenza dell’evoluzione della criminalità verso nuove forme di attività illecita. Se è vero che il progresso tecnologico favorisce la possibilità di realizzare nuove condotte criminose, è altrettanto evidente che l’impiego delle moderne tecnologie informatiche e telematiche per finalità illecite sia difficilmente evitabile. Lo sviluppo delle tecnologie informatiche ha favorito la progressiva digitalizzazione della criminalità organizzata, configurandosi come un processo quasi naturale, in cui ogni innovazione tecnologica può creare nuove opportunità per la realizzazione di attività criminali.
La criminalità è costantemente alla ricerca di nuovi orizzonti e di luoghi privi di controllo nei quali poter agire indisturbata. La Rete rappresenta una sorta di “zona franca”, caratterizzata da un elevato grado di sicurezza e anonimato. La multidimensionalità dello spazio digitale si adatta perfettamente a questo modello di attività e alla ricerca di una maggiore redditività delle attività illecite, mantenendo il rischio entro livelli ritenuti accettabili[10].
I nuovi vertici delle organizzazioni criminali operano in contesti sempre più digitalizzati e possiedono una consapevolezza nettamente maggiore, rispetto alle generazioni precedenti, del valore aggiunto che le tecnologie informatiche possono offrire. I principali network criminali, nel processo di adattamento alla mutevolezza degli scenari internazionali, continuano a perseguire ambiziosi obiettivi di infiltrazione nel tessuto socioeconomico. In questo contesto, l’anonimato e gli strumenti informatici non sono più prerogativa esclusiva di hacker e programmatori spregiudicati, ma sono divenuti strumenti utilizzati anche dalla criminalità tradizionale per perseguire finalità illecite, quali l’estorsione, la promozione del gioco illegale e lo spaccio di droga.
Il termine “cybercriminalità” si riferisce ad attività illegali che coinvolgono computer, reti o Internet come strumento per commettere reati. Questi reati includono:
- furto di identità: furto di informazioni personali per commettere frodi;
- frode finanziaria: truffe online, transazioni false e frodi con carte di credito;
- cyberbullismo: molestie o minacce attraverso piattaforme digitali;
- attacchi di phishing: email o siti web ingannevoli che inducono gli utenti a rivelare dati sensibili;
- hacking: accesso non autorizzato ai sistemi e violazioni dei dati;
- attacchi malware: diffusione di virus, ransomware e trojan per danneggiare sistemi o rubare dati[11].
I criminali informatici prendono di mira individui, aziende e persino sistemi governativi, causando significative perdite finanziarie, violazioni dei dati e minacce alla sicurezza. Analogamente alle imprese leader di mercato, le organizzazioni criminali si sono progressivamente affermate nel mercato tecnologico, investendo ingenti capitali nelle attività criminali condotte in rete. In una prospettiva di sicurezza nazionale, tali caratteristiche, cui si aggiungono la capacità di stringere alleanze strategiche con molteplici attori economici, legali e illegali, e di sfruttare a proprio vantaggio le differenze legislative, economiche e culturali che caratterizzano i diversi contesti di operatività, appaiono suscettibili di accrescerne il livello di pericolosità. In tal senso, il monitoraggio delle dinamiche criminali internazionali ha consentito di osservare puntualmente la presenza, pressoché trasversale, di numerosi network affaristico-criminali in grado di condizionare rilevanti dinamiche dei mercati economici globali, grazie alla capacità di orientare ingenti risorse finanziarie liquide verso finalità illecite.
Le formazioni più strutturate, mediante mirati investimenti in settori altamente remunerativi e il trasferimento lungo i canali finanziari dei proventi delle attività illegali, riescono a drenare ingenti risorse, sistematicamente sottratte a finalità lecite, che vengono viceversa utilizzate per assecondare strategie di sviluppo criminale. La peculiarità principale della criminalità informatica è divenuta quella di essere articolata in una dimensione globale, dotata di strutture di collegamento e di supporto, che favoriscono solidarietà fra i soggetti criminali e collegamenti con differenti Paesi.
Cyber criminali: un asset strategico per la criminalità organizzata.
Un particolare degno di nota nell’evoluzione delle organizzazioni criminali riguarda la valorizzazione del capitale umano intergenerazionale. Le organizzazioni criminali tradizionali hanno progressivamente integrato giovani leve dotate di competenze digitali avanzate, spesso provenienti da famiglie già affiliate, favorendo così relazioni intergenerazionali che consentono il trasferimento dei valori e dei codici comportamentali tradizionali, unito all’acquisizione di competenze e abilità proprie dell’ambito digitale.
Queste organizzazioni ricorrono inoltre a esperti del settore, reclutati anche nel dark web, come programmatori di malware e ransomware, nonché a insider abilmente infiltrati in aziende e istituzioni, in grado di fornire dati sensibili o accessi privilegiati alle reti interne.
Questi “nativi digitali membri di organizzazioni criminali” rappresentano i pionieri del cambiamento, introducendo nuove metodologie operative pur rimanendo saldamente ancorati alla cultura e alle strutture di potere tradizionali. La combinazione di competenze nei linguaggi tecnologici contemporanei e di conoscenze dei codici culturali mafiosi li rende risorse ad alto valore aggiunto all’interno delle organizzazioni.
Le mafie italiane, anziché sviluppare internamente tutte le competenze necessarie, processo che richiederebbe tempo e risorse significative, hanno optato per un modello di outsourcing selettivo, così da accedere rapidamente a competenze tecniche avanzate, mantenendo al contempo un controllo costante sulle operazioni attraverso i propri membri affiliati.
La selezione di professionisti provenienti dall’Europa orientale non è casuale, ma riflette sia la disponibilità di competenze tecniche avanzate a costi contenuti, sia l’esistenza di reti criminali preesistenti che facilitano la gestione e accelerano l’inserimento delle risorse esterne.
La struttura della cyber organized crime. I nuovi ruoli del crimine organizzato online.
Le organizzazioni dedite ad attività criminali o malevole nel cyberspazio presentano caratteristiche peculiari, quali un elevato livello di organizzazione e una notevole flessibilità, che rendono più complesso il lavoro delle autorità investigative impegnate nel contrasto e nella prevenzione degli illeciti informatici.
Diversamente dalle organizzazioni criminali tradizionali, basate su strutture gerarchiche e sul controllo territoriale, la criminalità in rete adotta una struttura scomponibile e fluida, simile a quella di una multinazionale decentralizzata. Le sue “divisioni” sono costituite da cellule operative specializzate, spesso dislocate in Paesi diversi, che si coordinano solo quando necessario, comunicando attraverso canali criptati.
Uno dei principali vantaggi di una struttura di questo tipo è la possibilità di riorganizzarsi rapidamente in seguito a una fuga di notizie, a un’indagine o a un arresto, garantendo così la continuità delle operazioni criminali[12]. Il fulcro della cybercriminalità è rappresentato dal suo team, che è formato da:
- esperti di social engineering e phishing, capaci di manipolare psicologicamente le vittime per ottenere credenziali;
- specialisti OSINT e data analyst, che individuano il target analizzando dati pubblici e privati per potenziare l’efficacia degli attacchi;
- ingegneri di rete e sistemisti, responsabili della creazione e del mantenimento dell’infrastruttura criminale (server, botnet, tunnel criptati);
- sviluppatori di malware e ransomware, spesso reclutati in forum del dark web o da reti underground come Exploit.in e RaidForums.
Un caso di rilievo è rappresentato dal gruppo Lazarus, collegato alla Corea del Nord, che dispone di un team specializzato nella conduzione di attacchi mirati contro istituzioni finanziarie, come quello che nel 2016 portò al furto di 81 milioni di dollari ai danni della Banca del Bangladesh. A supporto del team tecnico opera una rete logistica, composta da soggetti con mansioni specifiche:
- coordinamento del reclutamento, spesso attraverso annunci nei forum underground, con veri e propri sistemi di affiliazione (come accade nei modelli RaaS: ransomware-as-a-service );
- gestione dei pagamenti (in particolare riscatti in criptovalute o transazioni tramite mixer);
- gestione dei mule, ovvero individui pagati per spostare denaro tra conti e piattaforme crypto;
- acquisto e gestione di server, VPN, domini e strumenti di attacco.
Un altro anello importante della catena è rappresentato dai cosiddetti white collar, ossia professionisti dei settori informatico, legale, finanziario o imprenditoriale che, attraverso le proprie competenze, agevolano, semplificano o favoriscono lo svolgimento di determinate attività, come, ad esempio:
- aggirare normative AML/CFT (Anti-Money Laundering/Countering Financing of Terrorism) con documentazione fittizia;
- intermediare transazioni bancarie o crypto, nascondendo la provenienza dei fondi;
- aprire aziende di copertura in giurisdizioni offshore o in settori ad alto rischio di riciclaggio;
- gestire portafogli digitali o scambi attraverso exchange decentralizzati (DEX) e mixer come Tornado Cash.
Si possono verificare scenari di estorsione ibrida, nei quali un attacco informatico è accompagnato da intimidazioni finalizzate a spaventare o a indurre qualcuno ad adottare un determinato comportamento, come quello di non presentare una denuncia. Ad esempio:
- in contesti locali, soprattutto nel Sud Italia o nell’Europa orientale, la criminalità digitale e quella tradizionale possono collaborare per estorcere denaro agli imprenditori, sfruttando sia gli strumenti digitali sia la forza e il controllo esercitati sul territorio;
- un’azienda colpita da un ransomware potrebbe ricevere una visita a sorpresa da parte di esponenti mafiosi, che si offrirebbero di intervenire nella gestione dell’attacco, ad esempio nella negoziazione o nel pagamento del riscatto.
In Sicilia, alcune famiglie riconducibili a Cosa Nostra avrebbero iniziato a utilizzare malware di tipo spyware per monitorare i dispositivi di imprenditori locali, creando successivamente le condizioni per avanzare richieste estorsive secondo modalità “tradizionali”.
Tu Tutto ciò rende la cyber-mafia difficile da smantellare. Le sue componenti possono infatti operare in relativa autonomia, secondo un modello cellulare simile a quello adottato dalle organizzazioni terroristiche. Quando una cellula viene scoperta o compromessa, può essere rapidamente sostituita senza pregiudicare la continuità operativa.
Lo stesso principio si applica ai malware e agli strumenti utilizzati: la maggior parte dei gruppi dispone già di versioni aggiornate e di infrastrutture parallele che possono fungere da sistemi di backup e che sono prontamente disponibili all’occorrenza, senza significative interruzioni di attività.
I vantaggi strategici del cyberspazio per le organizzazioni criminali.
Il cyberspazio offre alla criminalità organizzata molteplici benefici. Grazie alla deterritorializzazione, le attività svolte non sono sempre localizzabili con esattezza, creando un terreno d’azione che ricorda il mitico e famigerato “Old Wild West”, nel quale si confrontavano malviventi e uomini di legge. Si può affermare che l’assenza di barriere fisiche rende lo spazio cibernetico un terreno fertile nel quale agire, mentre l’anonimato garantito dalla Rete crea un ambiente favorevole per occultare la propria identità e le proprie attività. I computer e le apparecchiature elettroniche divengono così, sempre più spesso, strumenti, elementi e potenziali testimoni delle attività criminose.
È noto che il crimine accompagna l’umanità sin dalle origini della sua storia evolutiva, adattandosi alla mutevole realtà sociale. In tal senso, la rivoluzione digitale ha favorito anche una riorganizzazione delle associazioni a delinquere: le tecnologie informatiche si sono rivelate un terreno fertile per l’espansione delle nuove forme di criminalità organizzata, la cui diffusione è cresciuta parallelamente al processo di informatizzazione della società[13].
Le organizzazioni criminali, dal canto loro, non hanno tardato a utilizzare le autostrade elettroniche per trasferire i propri proventi, derivanti dalle più disparate attività illecite, sfruttando la velocità di Internet. Per le organizzazioni criminali è fondamentale assicurarsi un flusso costante di risorse finanziarie, che possono essere successivamente reinvestite.
In un contesto di questo tipo, Internet si presta particolarmente bene al trasferimento di grandi quantità di informazioni in tutto il mondo in tempi estremamente rapidi, favorendo la realizzazione di frodi informatiche e il riciclaggio di denaro di provenienza illecita, nonché lo scambio di informazioni senza ricorrere a forme di comunicazione diretta, potenzialmente più rischiose.
In primis, riduce i rischi operativi: agire da remoto è meno rischioso rispetto alla gestione di traffici fisici o alla realizzazione di estorsioni di persona. Inoltre, offre diversi vantaggi:
- minori rischi investigativi: l’uso di strumenti crittografati e la natura transnazionale delle attività complicano la raccolta delle prove;
- maggiore tempestività: operazioni che un tempo richiedevano mesi possono oggi essere realizzate in tempi estremamente brevi;
- elevata redditività: un singolo attacco ransomware può generare ingenti profitti;
- minore visibilità: i reati informatici sono spesso più difficili da individuare e perseguire rispetto a quelli tradizionali.
Fornitori di prodotti e servizi.
Il Cybercrime-as-a-Service (CaaS) rappresenta una realtà consolidata da anni, nell’ambito della quale i criminali informatici offrono le proprie competenze tecniche o mettono a disposizione pacchetti di strumenti che consentono anche ai soggetti meno esperti di realizzare attacchi informatici. In Rete è possibile non solo acquistare gli strumenti necessari, ma anche ingaggiare criminali informatici che mettono a disposizione le proprie competenze e prestazioni al miglior offerente. Sebbene esistano reti criminali consolidate sul territorio, attraverso le quali le organizzazioni criminali possono scambiare prodotti e servizi, i siti .onion presenti nelle darknet costituiscono un ulteriore canale per lo svolgimento di redditizi traffici illeciti[14].
Un altro settore tradizionalmente interessato dall’infiltrazione della criminalità organizzata è quello del gioco d’azzardo online, caratterizzato da elevati volumi di transazioni e flussi finanziari che possono favorire il mascheramento e, in alcuni casi, l’occultamento di operazioni di riciclaggio di denaro[15].
Per farsi un’idea della portata del fenomeno, è sufficiente considerare che il numero dei siti privi di autorizzazione e di riconoscimento legale supera di oltre dieci volte quello degli operatori autorizzati. Molti di questi siti operano nelle darknet e consentono di effettuare pagamenti attraverso le criptovalute.
Come già accennato, i servizi e le merci messi a disposizione nelle darknet sono acquistabili mediante criptovalute; per accedere a tali meccanismi, le organizzazioni criminali devono pertanto disporre di specifiche valute virtuali, come, ad esempio, i bitcoin.
Figura 5: fonte Open Access Governement, “What is Bitcoin Cryptocurrency?” 12 giugno 2019, https://www.openaccessgovernment.org/what-is-bitcoin-cryptocurrency/42401/
Investitori in cripto-valute.
Oltre all’utilizzo illecito che ne viene fatto nei dark market, esistono molteplici motivazioni per cui la criminalità può decidere di investire in criptovalute. La mancanza di un sistema di controllo consolidato rende le criptovalute particolarmente attrattive sia per coloro che intendono intraprendere attività illegali, sia per chi desidera sostenere organizzazioni o movimenti che operano al di fuori dei circuiti finanziari tradizionali, come, ad esempio, nel caso di WikiLeaks[16]. Un ulteriore vantaggio è rappresentato dal fatto che tali transazioni possono essere effettuate oltre i confini nazionali, senza essere soggette alle autorizzazioni e ai limiti previsti per l’utilizzo delle carte di credito.
La graduale diffusione delle criptovalute a livello globale, insieme al relativo grado di anonimato e all’assenza di un verificatore centralizzato, amplia le possibilità di effettuare transazioni al di fuori dei circuiti finanziari tradizionali e può favorire lo svolgimento di attività illecite. Questo insieme di elementi rende le criptovalute particolarmente appetibili per le organizzazioni criminali. Esse possono infatti essere utilizzate per celare l’origine illecita dei proventi, rendendone più complesso il tracciamento.
L’utilizzo delle criptovalute nell’ambito del cyber-riciclaggio costituisce una pratica adottata da diverse organizzazioni criminali[17]. Il denaro può essere trasferito attraverso le valute virtuali in tempi rapidi e frazionato tra molteplici portafogli digitali (wallet), rendendo più complessa la ricostruzione dei flussi finanziari.
Negli ultimi anni, alcune organizzazioni criminali avrebbero inoltre iniziato a investire in strumenti finanziari e, in particolare, in criptovalute come Bitcoin, anche con finalità connesse al riciclaggio dei proventi illeciti.
Le principali attività criminali nel cyberspazio.
La crescita dei fenomeni criminosi che si sviluppano nella Rete dimostra come la criminalità organizzata sappia cogliere le opportunità offerte dal cyberspazio. L’assenza di confini geografici garantisce ai criminali informatici un elevato grado di anonimato, nonché rapidità ed economicità nell’esecuzione delle condotte illecite, favorendo scenari delittuosi che finiscono per incidere anche sulla sicurezza nazionale. Il cybercrime rappresenta una significativa fonte di preoccupazione per la tenuta del sistema socioeconomico del Paese e delle infrastrutture tecnologiche che ne supportano le funzioni essenziali, con ripercussioni e dinamiche di rilevanza internazionale.
La criminalità organizzata è sempre più ibrida e flessibile nella capacità di operare online e offline, sfruttando ogni opportunità offerta dalle potenzialità del digitale. Le “nuove leve” del fenomeno mafioso utilizzano le comunicazioni cifrate, le criptovalute, la criptofonia e i social media per comunicare strategicamente, riducendo il rischio di essere intercettate, pianificare e rendere più redditizie le proprie attività criminali, reclutare nuovi affiliati e monitorare il consenso. Le nuove mafie ricorrono inoltre a hacker altamente qualificati, impiegandoli nelle diverse attività illecite condotte online.
Le cyber-mafie rappresentano una delle espressioni della cosiddetta “zona grigia” criminale del terzo millennio e utilizzano il mondo virtuale anche per svolgere attività di reclutamento e rafforzare la propria capacità di sopravvivenza e adattamento[18].
Analogamente, si registra un incremento significativo delle truffe online (scam), ossia schemi fraudolenti volti a ingannare le persone al fine di sottrarre loro informazioni personali, denaro o risorse digitali. Tali fenomeni spaziano dagli schemi Ponzi basati sulle criptovalute alle false opportunità di investimento in NFT e nella finanza decentralizzata (DeFi)[19]. Le autorità competenti hanno inoltre segnalato un aumento dei cosiddetti “rug pull”, ossia progetti di criptovaluta fraudolenti che raccolgono fondi per poi essere abbandonati dai promotori, i quali si appropriano delle risorse disponibili nei wallet degli investitori.
Purtroppo, un altro settore in rapida crescita è quello degli attacchi informatici offerti come servizio, come nel caso del Ransomware-as-a-Service (RaaS). Oltre ai ransomware, il dark web offre veri e propri kit preconfigurati che, combinati con tecniche di social engineering, aumentano l’efficacia delle truffe e riducono i rischi per i criminali informatici.
Le autorità internazionali stanno cercando di contrastare queste attività attraverso normative più severe e tecnologie avanzate di monitoraggio e tracciamento. Tuttavia, la continua evoluzione tecnologica richiede un costante aggiornamento delle strategie di contrasto e una stretta collaborazione tra governi, istituzioni finanziarie e aziende specializzate in cybersecurity.
La sfida rimane aperta nonostante tali sforzi, poiché le caratteristiche di decentralizzazione e il relativo grado di anonimato delle criptovalute rendono complesso il controllo delle transazioni illecite, alimentando un dibattito costante tra l’esigenza di prevenire gli abusi del sistema finanziario globale e la tutela della privacy.
Figura 6: the Rise of WormGPT: Exploring the Dark Side of AI-Powered Hacking. Fonte: https://www.linkedin.com/pulse/rise-wormgpt-exploring-dark-side-ai-powered
Le attività criminali tra gioco d’azzardo online e finanza clandestina.
Il settore del gioco d’azzardo rappresenta un ambito di particolare rilevanza per la criminalità mafiosa e costituisce un’attività potenzialmente molto redditizia, in alcuni casi più remunerativa rispetto al traffico di stupefacenti, all’usura e alle estorsioni. Esso, inoltre, si presta efficacemente a operazioni di riciclaggio di denaro. Le organizzazioni criminali possono investire ingenti capitali attraverso la gestione, diretta o indiretta, di sale scommesse e società concessionarie di giochi, nonché mediante l’imposizione o il controllo delle apparecchiature da gioco, esercitando un monitoraggio capillare del territorio di riferimento. Tali attività possono estendersi anche al mercato legale dei giochi e delle scommesse online, attraverso società di bookmaker con sede legale in altri Paesi.
Nell’ambito del mercato illegale del gioco d’azzardo, il settore del gaming e del betting evidenzia come le organizzazioni criminali abbiano saputo sfruttare le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica. Tra queste rientra, ad esempio, la costituzione di società fittizie o “cartiere”, con sede legale anche in Paesi caratterizzati da regimi fiscali favorevoli, utilizzate per facilitare il riciclaggio di capitali di provenienza illecita. Il settore del gioco d’azzardo esercita pertanto una forte attrattiva per le organizzazioni criminali, che possono sfruttare la gestione delle concessioni di gioco, dei casinò virtuali e delle piattaforme di scommesse per riciclare denaro e trasferire proventi illeciti attraverso strumenti e modalità tecnologicamente avanzati.
Le transazioni effettuate attraverso Bitcoin, Monero e altre criptovalute caratterizzate da differenti livelli di privacy possono complicare il tracciamento delle operazioni illecite, soprattutto quando i criminali ricorrono a exchange non regolamentati, mixer e servizi di tumbling per rendere più difficile la ricostruzione dell’origine dei fondi e l’identificazione dei soggetti coinvolti.
Il dark web offre condizioni favorevoli allo sviluppo di attività di criminalità finanziaria, grazie alla possibilità di sfruttare il relativo anonimato e gli strumenti digitali disponibili per il riciclaggio di denaro, le truffe online e le frodi bancarie.
Tra le tecniche più comuni rientra il cosiddetto “smurfing”, ossia la suddivisione di ingenti somme di denaro in numerose transazioni di importo ridotto, distribuite tra diversi portafogli digitali. Un’altra modalità consiste nell’utilizzo di criptovalute orientate alla privacy (privacy-focused), come Monero e Zcash, che offrono funzionalità volte a limitare la visibilità e la tracciabilità delle transazioni sulla blockchain[20].
Tra le varie fattispecie a connotazione economico-finanziaria nelle quali le organizzazioni criminali reinvestono i proventi illeciti rientrano: la realizzazione di attività commerciali ad alta intensità di contante; l’utilizzo di società cartiere o di soggetti economici di copertura, attraverso i quali effettuare transazioni finanziarie a livello internazionale; l’acquisto di beni di lusso, quali oro, oggetti preziosi e proprietà immobiliari; la predisposizione di schemi di investimento nel mercato valutario; nonché altre operazioni realizzate anche mediante l’utilizzo di strumenti di tecno-finanza.
Questi ultimi elementi testimoniano la capacità dei network criminali di adattarsi ai mutamenti dello scenario e di cogliere le opportunità di business derivanti dalle innovazioni tecnologiche, quali l’intelligenza artificiale, i cripto-asset e il deep e dark web. Quanto alle modalità di movimentazione dei capitali, le informazioni disponibili, confermate anche dalle più recenti operazioni investigative di contrasto, evidenziano il ricorso al money muling e all’hawala, utilizzati per sottrarsi ai tradizionali canali bancari, nonché alle valute virtuali.
Riciclaggio digitale e criptovalute.
Il vero rinnovamento offerto dall’online nell’ambito dei sistemi di pagamento è rappresentato dall’introduzione del “denaro elettronico” e della “moneta virtuale”. Senza dubbio, le organizzazioni criminali hanno dimostrato una notevole capacità di comprendere e sfruttare le potenzialità delle piattaforme finanziarie digitali per occultare e riciclare i proventi derivanti dalle attività illecite. Da un documento ufficiale sulla politica dell’informazione per la sicurezza relativo al 2025[21], emerge una crescente capacità di utilizzare modalità alternative per il trasferimento di risorse finanziarie, al di fuori dei tradizionali circuiti bancari e finanziari.
I cosiddetti “Mafia Bond”, emersi nel 2020, rappresentano obbligazioni derivanti dalla cartolarizzazione di crediti commerciali, in particolare di crediti vantati nei confronti della sanità pubblica da imprese riconducibili alla ’Ndrangheta, successivamente trasformati in titoli acquistati da investitori istituzionali su scala internazionale. Tale meccanismo consentirebbe alle organizzazioni mafiose di perseguire, secondo le ricostruzioni disponibili, due obiettivi: il riciclaggio di denaro e l’usura, trasformando la liquidità di provenienza illecita in strumenti finanziari apparentemente legali e potenzialmente produttivi di rendimento.
Il riciclaggio di denaro attraverso gli asset digitali può avvenire mediante transazioni pseudonime, servizi di mixing e tumbling volti a rendere più complessa la ricostruzione dell’origine dei fondi, nonché attraverso l’utilizzo di wallet digitali distribuiti in diverse giurisdizioni, exchange decentralizzati e piattaforme DeFi.
Eurojust ha inoltre rilevato, negli anni più recenti, un aumento dei casi di sequestro e confisca di wallet contenenti criptovalute, fenomeno riconducibile anche alla crescente diffusione delle valute digitali nell’ambito delle attività criminali.
Figura 7: fonte Cyber mafia e crimine digitale, in Negg Blog, https://negg.blog/cyber-mafia-e-crimine-digitale/
Il nucleo centrale delle politiche internazionali di contrasto al riciclaggio[22] è rappresentato dal Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale (GAFI). Tra i principali strumenti a livello internazionale volti a promuovere un approccio comune alle politiche antiriciclaggio figurano le Quaranta Raccomandazioni[23], sviluppate nel 1990 insieme alle ulteriori 9 promulgate dopo gli attacchi dell’11 settembre del 200. Tali standard hanno contribuito a promuovere la creazione di sistemi nazionali antiriciclaggio efficaci, fondati sul coordinamento tra istituzioni finanziarie, autorità di vigilanza e autorità giudiziarie, nonché sulla cooperazione internazionale[24] e sulla previsione di misure volte a contrastare il riciclaggio e a consentire il sequestro e la confisca dei proventi di origine illecita.
Il GAFI, nel rapporto del 2014 dedicato alle valute virtuali, ha evidenziato i potenziali rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo associati a tali strumenti, sottolineando anche le difficoltà derivanti dalla loro natura transnazionale e dall’assenza, in alcuni casi, di un’autorità centrale di supervisione. Nel 2015 il GAFI ha quindi pubblicato una specifica guida per un approccio basato sul rischio alle valute virtuali, con l’obiettivo di chiarire l’applicazione degli standard antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo e di fornire indicazioni alle autorità nazionali e al settore privato[25].
Un’ulteriore finalità è quella di supportare le autorità nazionali nello sviluppo di quadri normativi e di vigilanza coerenti con gli standard internazionali. Nel contesto delle valute virtuali, il GAFI ha progressivamente rafforzato tali indicazioni, arrivando a richiedere agli Stati di valutare e mitigare i rischi connessi alle attività in virtual asset e di sottoporre i relativi fornitori di servizi a sistemi di registrazione, autorizzazione e supervisione.
In secondo luogo, si raccomanda alle autorità dei diversi Paesi di concentrare l’attenzione sulla regolamentazione degli intermediari finanziari e degli altri soggetti operanti nel settore, considerati particolarmente esposti al rischio di coinvolgimento in attività di riciclaggio di denaro, anche in ragione della possibilità di consentire l’invio, la ricezione e la custodia di criptovalute.
L’approccio regolamentare promosso dal GAFI ha contribuito a sensibilizzare gli organi istituzionali, le istituzioni finanziarie e gli altri intermediari sui rischi connessi all’utilizzo delle criptovalute. Al contempo, sono emerse critiche da parte di alcuni operatori del sistema finanziario, secondo i quali una regolamentazione più stringente delle criptovalute potrebbe favorirne l’utilizzo da parte di soggetti e realtà finanziarie poco trasparenti o illecite, difficilmente raggiungibili dagli ordinari strumenti di controllo e di contrasto.
Il Digital Finance Institute[26], si è unito alle critiche, sostenendo che l’approccio del GAFI avrebbe potuto indurre le istituzioni del settore finanziario a evitare rapporti con i fornitori di servizi relativi alle criptovalute. Nonostante alcuni limiti, l’iniziativa del GAFI del 2015 si è concentrata principalmente sui soggetti centralizzati che consentono lo scambio di criptovalute con valute aventi corso legale, cercando di sensibilizzare le autorità dei diversi Paesi sull’esigenza di adottare norme volte a garantire un quadro regolamentare chiaro.
In definitiva, anche un approccio internazionale come quello promosso dal GAFI, che non si fonda direttamente sull’imposizione di norme coercitive, può risultare efficace in un settore complesso e transnazionale come quello delle criptovalute, incentivando gli Stati e le organizzazioni regionali a sviluppare autonomamente strumenti normativi e di vigilanza all’interno dei rispettivi ordinamenti.
Narcotraffico digitalizzato.
L’espansione dell’accesso a Internet e la diffusione delle attività di e-commerce hanno favorito lo sviluppo di una nuova forma di imprenditorialità criminale “fai da te” nell’ambito del traffico di droga, agevolando la commercializzazione di un’ampia varietà di sostanze stupefacenti. Il commercio illecito di droghe attraverso le reti informatiche costituisce, per le sue peculiari caratteristiche, una modalità di distribuzione delle sostanze stupefacenti particolarmente insidiosa e difficile da contrastare[27].
Il narcotraffico si è progressivamente digitalizzato, sfruttando la Rete come nuovo terreno operativo e dando origine a forme di “narco-cybercrime” nei mercati online. La compravendita illegale di stupefacenti continua a rappresentare una delle principali fonti di redditività per le organizzazioni criminali e viene realizzata attraverso modelli organizzativi innovativi, capaci di sfruttare il web soprattutto nelle fasi di distribuzione e commercializzazione. L’avanzamento tecnologico ha consentito ai principali gruppi criminali di utilizzare piattaforme di comunicazione criptate per coordinare operazioni transnazionali e facilitare la comunicazione e gli scambi finanziari tra fornitori e intermediari.
La compravendita illegale di stupefacenti costituisce una delle principali forme di commercio illecito del nostro tempo, con rilevanti conseguenze politiche, economiche e sociali sia nei Paesi produttori sia in quelli consumatori. Nel 2022, a livello globale, le più recenti stime disponibili indicano che circa il 5% della popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni ha fatto uso di droghe[28].
In particolare, ci si riferisce alle nuove sostanze psicoattive e agli oppioidi sintetici, la cui fabbricazione, effettuata anche all’interno di piccoli laboratori clandestini, si basa sull’impiego di molecole sintetiche non facilmente classificabili nelle tabelle internazionali e, pertanto, talvolta non immediatamente riconoscibili dagli operatori sanitari. Particolare attenzione è rivolta alla diffusione dei fentanili, che hanno determinato una situazione di emergenza particolarmente allarmante, soprattutto negli Stati Uniti.
In tale contesto internazionale, le organizzazioni criminali operanti nell’Unione Europea, facendo leva sulle più moderne tecnologie di comunicazione per agevolare le proprie attività illecite, hanno diversificato sia le rotte sia le modalità di svolgimento dei traffici, arrivando in alcuni casi a coordinarli dall’esterno dei confini dell’Unione. Il narcotraffico si configura così come una grave minaccia per la sicurezza europea[29]. È opinione diffusa che il funzionamento operativo del narcotraffico sia garantito da una stabile collaborazione tra diversi network criminali a livello globale, con effetti significativi anche sul tessuto economico e legale.
Nel 2021[30], il mercato delle droghe in Europa è stato quantificato in circa 31 miliardi di euro, pari a circa un quinto dei “proventi globali” della criminalità, confermandosi come una delle principali attività economiche generatrici di reddito per la criminalità organizzata.
Il valore degli stupefacenti può aumentare considerevolmente lungo la catena che va dalla produzione alla vendita al dettaglio: si pensi alla cocaina, il cui prezzo all’ingrosso si attesta intorno ai 37.000 euro per chilogrammo e può arrivare, nella vendita al dettaglio, a circa 84 euro al grammo, oppure alla marijuana, il cui prezzo, partendo da circa 2.400 euro al chilogrammo, può raggiungere i 10 euro al grammo nella vendita al dettaglio[31].
Figura 8: fonte articolo in “Scintille”, https://scintilledifuturo.it/le-dinamiche-economiche-del-narcotraffico/ 12 maggio 2025
Per effettuare una stima approssimativa, il sequestro di una tonnellata di cocaina sottrae alla criminalità organizzata un potenziale volume d’affari che, nelle “piazze di spaccio”, potrebbe generare un profitto superiore a 84 milioni di euro. Tali risorse, almeno in parte, possono essere reinvestite per alimentare il funzionamento della “macchina malavitosa”, finanziare pratiche corruttive funzionali al consolidamento e all’espansione delle attività criminali oppure acquistare, ad esempio, ulteriori partite di stupefacenti.
Frodi informatiche e ransomware.
Nell’era della rivoluzione digitale, la frode informatica rappresenta uno dei rischi più rilevanti per individui e aziende. Le frodi informatiche possono assumere molteplici forme e sono caratterizzate dall’utilizzo illecito delle tecnologie digitali per ingannare le vittime o sottrarre loro risorse. Gli attacchi informatici sono in continua evoluzione[32]: dal phishing, finalizzato al furto di credenziali di accesso, all’installazione di malware, utilizzati per compromettere o assumere il controllo di sistemi informatici. Tali attività, caratterizzate da costi e rischi operativi relativamente contenuti, possono generare profitti significativi, sfruttando le vulnerabilità di individui, istituzioni e aziende.
Per gli individui, è fondamentale tutelare la propria privacy e proteggere i dati personali al fine di ridurre il rischio di perdite finanziarie. Per le aziende, invece, una violazione della sicurezza può determinare interruzioni operative, rilevanti conseguenze finanziarie e legali, nonché la compromissione o la perdita di dati sensibili dei clienti.
Sono inoltre numerosi i casi in cui richieste di riscatto per il recupero di dati crittografati sono state avanzate nei confronti di enti pubblici e aziende private colpiti da attacchi ransomware. Tra i bersagli più frequenti rientrano istituti scolastici, infrastrutture critiche e strutture ospedaliere.
Con specifico riferimento all’attacco informatico che nel 2021[33] ha colpito il sistema sanitario irlandese, il gruppo ransomware Conti, riconducibile a una rete criminale dell’Europa orientale, ha compromesso i sistemi informatici, causando gravi disfunzioni all’interno dell’infrastruttura sanitaria nazionale. A seguito dell’attacco, circa 85.000 computer sono stati disattivati e numerosi servizi ambulatoriali sono stati cancellati o sospesi. Anche il portale per le vaccinazioni contro il COVID-19 ha subito interruzioni, mentre sono stati cancellati appuntamenti per esami radiologici e si sono registrate ripercussioni sui reparti pediatrici e sulle strutture di maternità.
Figura 9: la timeline 18 marzo – 14 maggio 2021 dell’attacco al sistema sanitario in Irlanda tratta dall’analisi post-incidente commissionata dalla stessa sanità irlandese-HSE- Fonte: https://www.hse.ie/eng/services/publications/conti-cyber-attack-on-the-hse-executive-summary.pdf
Un’operazione attentamente pianificata a tavolino e caratterizzata da un elevato livello di complessità, che ha richiesto competenze avanzate di penetrazione informatica, crittografia dei dati e negoziazione del riscatto.
Infiltrazione nel sistema digitale della Pubblica Amministrazione.
La Pubblica Amministrazione rappresenta uno dei settori maggiormente colpiti dagli attacchi informatici. Secondo il Report Clusit 2024, nel corso del 2023 gli attacchi di cybercrime in Italia sono aumentati del 65%, interessando diversi comparti, tra cui quello della Pubblica Amministrazione. Il dato evidenzia la crescente necessità di adottare misure e strategie di sicurezza adeguate per contrastare i numerosi attacchi di phishing, che possono compromettere l’integrità dei processi e determinare la sottrazione di informazioni sensibili e dati personali[34].
L’interesse dell’apparato statale nei confronti delle minacce rivolte agli obiettivi strategici nazionali, riconducibili alle principali Amministrazioni centrali dello Stato e alle realtà private operanti nei settori delle infrastrutture digitali e dei servizi di Information Technology (IT), dell’energia e dei trasporti, è in continua crescita.
Le organizzazioni criminali hanno sviluppato modalità sempre più sofisticate per infiltrarsi nei processi di gestione degli appalti pubblici digitalizzati, con particolare attenzione ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e ad altri programmi di rilevanza nazionale. La DIA ha evidenziato il rischio di un’appropriazione illecita, da parte delle organizzazioni mafiose, delle risorse pubbliche stanziate nell’ambito del PNRR. Tra le possibili modalità di intervento rientrano la manipolazione dei sistemi di approvvigionamento elettronico e delle procedure di gara online, la costituzione di società “ad hoc” per la partecipazione ai bandi pubblici e la corruzione di funzionari.
Dalle analisi più recenti emerge, inoltre, un elemento particolarmente rilevante: le capacità informatiche acquisite dalle organizzazioni criminali potrebbero consentire loro di condizionare l’assegnazione di appalti di rilevanza economica senza necessariamente ricorrere alla corruzione. Nel documento della Fondazione Magna Grecia si evidenzia, infatti, come la criminalità possa sfruttare le vulnerabilità informatiche delle pubbliche amministrazioni per acquisire informazioni riservate relative alle gare d’appalto o, in alcuni casi, alterare i sistemi di valutazione delle offerte. Si delinea così un’evoluzione rispetto al modello più tradizionale fondato sulla corruzione dei funzionari pubblici, caratterizzata da modalità di interferenza più sofisticate e potenzialmente più difficili da individuare.
Figura 10: fonte https://www.riskcompliance.it/news/la-pubblica-amministrazione-e-l-antiriciclaggio-ruolo-normative-e-indicatori-pnrr/
Il sistema antiriciclaggio impone alle pubbliche amministrazioni di predisporre meccanismi di vigilanza in grado di intercettare e comunicare tempestivamente alla UIF le informazioni concernenti operazioni sospette e i dati di cui vengano a conoscenza nell’esercizio della propria attività istituzionale. La PA è tenuta a individuare un soggetto incaricato della gestione di tali attività, in grado di analizzare le informazioni e gli alert relativi ai settori e ai procedimenti di competenza e di valutare l’eventuale presenza di elementi di sospetto da comunicare senza ritardo alla UIF. Alle pubbliche amministrazioni è pertanto richiesto un ruolo attivo, un approccio proattivo e una costante attività di vigilanza nella prevenzione[35] e nel contrasto al riciclaggio e agli altri fenomeni criminali.
Conclusioni
In queste pagine si è analizzata l’evoluzione del modus operandi della criminalità nel tempo, partendo dalle forme tradizionali riconducibili alla cosiddetta “vecchia scuola”, apparentemente distanti ma ancora presenti nella realtà quotidiana, fino ad arrivare alle forme di criminalità digitale riconducibili alla “nuova scuola”, che sfruttano anche sistemi basati sull’intelligenza artificiale. Quest’ultima si integra con la rete informatica e con il web, favorendo relazioni e collaborazioni con altri soggetti al fine di ampliare e consolidare il proprio raggio d’azione criminale.
Come illustrato, la criminalità è costantemente alla ricerca di spazi caratterizzati da controlli insufficienti, nei quali poter operare e svolgere con maggiore libertà le proprie attività illecite.
In tale contesto, si assiste a un vero e proprio incontro tra la “vecchia” e la “nuova” scuola criminale, con una progressiva integrazione delle modalità operative tradizionali con gli strumenti offerti dalla rete e dal web. Attraverso tali strumenti, le organizzazioni criminali possono instaurare relazioni e alleanze con altri soggetti, ampliare la propria sfera d’azione e adattare progressivamente le proprie capacità operative ai mutamenti del contesto tecnologico.
La pericolosità di tali gruppi emerge con evidenza nella rapidità con cui riescono a modificare tecniche e modalità operative, cercando di eludere le misure di sicurezza e prevenzione predisposte a livello nazionale e internazionale. La rete, in questo senso, può configurarsi come una sorta di “zona franca”, caratterizzata da elevati livelli di anonimato e da una percezione di maggiore sicurezza da parte degli autori delle condotte criminali.
Un ulteriore elemento di rilievo riguarda la valorizzazione delle competenze intergenerazionali, che rappresenta un aspetto significativo dell’evoluzione delle organizzazioni criminali. In particolare, giovani membri dotati di un’elevata alfabetizzazione digitale, spesso provenienti da famiglie già coinvolte in contesti criminali, vengono progressivamente inseriti nelle strutture criminali tradizionali. Tale dinamica favorisce la creazione di un ponte generazionale, attraverso il quale vengono trasmessi sia i codici comportamentali e valoriali tradizionali, sia le nuove competenze tecniche.
Questi soggetti introducono metodologie operative innovative in ambito informatico, pur rimanendo saldamente ancorati alla cultura e alle strutture di potere delle organizzazioni di appartenenza, rappresentandone così una forma di avanguardia evolutiva. Il loro profilo ibrido, caratterizzato dalla duplice competenza nei linguaggi tecnologici contemporanei e nei codici culturali criminali tradizionali, li rende figure particolarmente strategiche all’interno delle organizzazioni criminali.
La deterritorializzazione, quale dimensione caratterizzante del cyberspazio, rende le attività criminali sempre più difficili da localizzare e da ricondurre a specifici soggetti o territori. La possibilità di operare oltre i confini geografici, unita all’utilizzo di strumenti tecnologici avanzati e a forme di comunicazione sempre più sofisticate, consente alle organizzazioni criminali di ampliare la propria capacità d’azione, riducendo al contempo l’esposizione ai tradizionali strumenti di controllo e contrasto.
Il cyberspazio diviene così non un territorio privo di regole, ma un nuovo ambiente operativo nel quale la criminalità tradizionale e quella digitale possono integrarsi, adattarsi e sviluppare modalità di azione sempre più flessibili e difficili da individuare.
Bibliografia
ANGIUS R., articolo in rivista Guerre di rete, Reparto ransomware: quando viene attaccato un ospedale, 6 Aprile 2022. Si veda il link: https://www.guerredirete.it/reparto-ransomware-quando-viene-attaccato-un-ospedale/
BANDIERA, O., Land reform, the market for protection, and the origins of the Sicilian mafia: theory and evidence. Journal of Law, Economics and Organization, 2003.
BORTOLETTO C. (a cura di), articolo in La voce di CALVINO, “Mafia, Camorra e Ndrangheta: origine, differenze e caratteristiche evolutive nel tempo”, 31 maggio 2020. Si veda il link: https://www.lavocedicalvino.it/tema-del-mese/mafia-camorra-e-ndrangheta-origine-differenze-e-caratteristiche-evolutive-nel-tempo/
GABRIELLI I., “Come le mafie si muovono nel mondo della rete”, articolo in rivista “Scintille”, Cybercrime, Trimestrale della fondazione scintille di futuro, addiopizzo.org, 2023. Si veda il link: https://addiopizzo.org/wp-content/uploads/2024/02/Come-le-mafie-si-muovono-nel-mondo-della-rete.pdf
GALLO A., articolo in rivista risk & compliance, La pubblica amministrazione e l’antiriciclaggio. Ruolo, normative e indicatori pnrr, pubblicato il 4 novembre 2024. Si veda il link: https://www.riskcompliance.it/news/la-pubblica-amministrazione-e-l-antiriciclaggio-ruolo-normative-e-indicatori-pnrr/
JACOBI, A. P. “The FATF as the central promoter of the anti-money laundering regime”, In Securitization, Accountability and Risk Management. Transforming the Public Security Domain, London: Routledge, 2012.
JAISHANKAR K., “Cyber criminology: Evolving a novel discipline with a new journal”, International Journal of Cyber Criminology, vol. 1, n.1, 2007.
LORUSSO P., L’insicurezza dell’era digitale. Tra cybercrimes e nuove frontiere dell’investigazione, FrancoAngeli, Milano, 2011.
MATONIS J., ECB: Roots of Bitcoin Can Be Found in the Austrian School of Economics, Forbes Blog, 2012. Si veda il link: http://www.forbes.com/sites/jonmatonis/2012/08/20/wikileaks-bypassesfinancial-blockade-with-bitcoin
MILAD G., IRWIN S. M.: The use of crypto-currencies in funding violent jihad, Journal of Money Laundering Control, 2016. Si veda il link: https://ideas.repec.org/a/eme/jmlcpp/jmlc-01-2016-0003.html
RIJTANO R., articolo in rivista, “Truffe online, cyber riciclaggio e narcotraffico: la criminalità organizzata si reinventa”, 23 settembre 2021, https://lavialibera.it/it-schede-690-truffe_online_cyber_riciclaggio_e_narcotraffico_la_criminalita_organizzata_si_reinventa
ROMITI M. L., “Riciclaggio e gioco d’azzardo on line Il dark web sfrutta i “casinò” in rete”, articolo in rivista Affari & Finanza di La Repubblica 2014. Si veda il link: https://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2014/05/12/news/riciclaggio_e_gioco_dazzardo_on_line_il_dark_web_sfrutta_i_casin_in_rete-85884848/
SANTORO F., “Cooperazione internazionale in materia di criminalità informatica”, Aracne Editrice, Roma, 2011.
SULLIVAN R., Mobsters and Gangsters: “Organized Crime in America, from Al Capone to Tony Soprano”, New York: Life Books, 2002.
[1] Sullivan R., Mobsters and Gangsters: “Organized Crime in America, from Al Capone to Tony Soprano”, New York: Life Books, 2002.
[2] Bandiera O., Land reform, the market for protection, and the origins of the Sicilian mafia: theory and evidence. Journal of Law, Economics, and Organization, 19 (1), 2003.
[3] La maggiore intensità della mafia nella provincia di Palermo è così spiegata da Cutrera (1900): «È indubitato che lo sviluppo della mafia nella Conca d’oro, si accentuò e prese il sopravvento su quello di tutte le altre contrade della Sicilia, quando con lo sviluppo che il commercio degli agrumi, cioè col principio di questo secolo, si sviluppò potentemente la cultura degli aranci e dei limoni, che se da un lato favorirono la ricchezza di tanti proprietari di terreni irrigabili, dall’altro fece sviluppare maggiormente il sentimento della mafia».
[4] Si veda Wikipedia, https://it.wikipedia.org/wiki/Criminalit%C3%A0_organizzata
[5] Per approfondimenti, si veda Wikipedia, P2 https://it.wikipedia.org/wiki/Propaganda_Due (acronimo di Propaganda due, fondata nel 1877 con il nome di Propaganda massonica) fu una loggia della massoneria italiana aderente al Grande Oriente d’Italia (GOI). Fondata nella seconda metà del XIX secolo, fu sciolta durante il ventennio fascista e poi ricostituita alla fine della Seconda guerra mondiale.
[6] Si veda Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Pio_La_Torre
[7] La strage di via D’Amelio fu un attentato di stampo terroristico–mafioso avvenuto domenica 19 luglio 1992, all’altezza del numero civico 19 di via Mariano D’Amelio a Palermo, in Italia, in cui persero la vita il magistrato italiano Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e anche prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu l’agente Antonino Vullo, che al momento dell’esplosione stava parcheggiando una delle auto della scorta. https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_via_D%27Amelio
[8] Bortoletto C. (a cura di), articolo in La voce di CALVINO, “Mafia, Camorra e Ndrangheta: origine, differenze e caratteristiche evolutive nel tempo”, 31 maggio 2020. Si veda il link: https://www.lavocedicalvino.it/tema-del-mese/mafia-camorra-e-ndrangheta-origine-differenze-e-caratteristiche-evolutive-nel-tempo/
[9] Jaishankar K., “Cyber criminology: Evolving a novel discipline with a new journal”, International Journal of Cyber Criminology, vol. 1, n.1, 2007.
[10] Santoro F., “Cooperazione internazionale in materia di criminalità informatica”, ARACNE Editrice, Roma, 2011.
[11] Articolo in rivista “Cyber Crime”, https://www.geeksforgeeks.org/ethical-hacking/cyber-crime/ 11 luglio 2025
[12] Articolo in rivista Negg Blog, “Cyber mafia e crimine digitale”, si veda https://negg.blog/cyber-mafia-e-crimine-digitale/
[13] Lorusso P., L’insicurezza dell’era digitale. Tra cybercrimes e nuove frontiere dell’investigazione, FrancoAngeli, Milano, 2011.
[14] Rijtano R., articolo in rivista, “Truffe online, cyber riciclaggio e narcotraffico: la criminalità organizzata si reinventa”, 23 settembre 2021, https://lavialibera.it/it-schede-690-truffe_online_cyber_riciclaggio_e_narcotraffico_la_criminalita_organizzata_si_reinventa
[15] Romiti M. L., “Riciclaggio e gioco d’azzardo on line Il dark web sfrutta i “casinò” in rete”, articolo in rivista Affari & Finanza di La Repubblica 2014. Si veda https://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2014/05/12/news/riciclaggio_e_gioco_dazzardo_on_line_il_dark_web_sfrutta_i_casin_in_rete-85884848/
[16] Matonis J., WikiLeaks Bypasses Financial Blockade with Bitcoin, FORBES BLOG 20-08-2012. Si veda il link: http://www.forbes.com/sites/jonmatonis/2012/08/20/wikileaks-bypassesfinancial-blockade-with-bitcoin
[17] Milad G., Irwin S. M.: The use of crypto-currencies in funding violent jihad, Journal of Money Laundering Control, Ottobre 2016. Si veda il link: https://ideas.repec.org/a/eme/jmlcpp/jmlc-01-2016-0003.html
[18] Gabrielli I., “Come le mafie si muovono nel mondo della rete”, articolo in rivista “Scintille”, Cybercrime, Trimestrale della fondazione scintille di futuro, 2023, addiopizzo.org. Si veda il link: https://addiopizzo.org/wp-content/uploads/2024/02/Come-le-mafie-si-muovono-nel-mondo-della-rete.pdf
[19] Gli investimenti in NFT (Token Non Fungibili) e DeFi (Finanza Decentralizzata) presentano opportunità, ma anche rischi. Gli NFT sono asset digitali unici che possono essere scambiati su piattaforme dedicate, mentre la DeFi offre servizi finanziari decentralizzati come prestiti e trading di criptovalute, utilizzando token che alimentano l’ecosistema. È importante ricordare che entrambi i settori sono volatili e hanno implicazioni fiscali da considerare
[20] De Filippis M, tesi di master in cybersecurity, “Criminalità nel Dark Web: Analisi dell’Ecosistema, Strategie di Contrasto e Implicazioni Etiche”, pag. 12, Anno Accademico 2023/2024.
[21] Si veda il link: https://www.sicurezzanazionale.gov.it/contenuti/relazione-al-parlamento-2025
[22] Jacobi, A. P. “The FATF as the central promoter of the anti-money laundering regime”, In Securitization, Accountability and Risk Management. Transforming the Public Security Domain, London: Routledge, 2012.
[23] GAFI, 40 raccomandazioni, 1990, Si veda il link: http://www.fatfgafi.org/media/fatf/documents/recommendations/pdfs/FATF%20Recommendations%201990.pdf
[24] I membri del GAFI sono 38 (si veda il link: http://www.fatf-gafi.org/about/membersandobservers/ ) e come osservatori rilevanti organismi finanziari internazionali e del settore (tra i quali Nazioni unite, Fondo monetario internazionale, Banca mondiale, Banca centrale europea ed Europol).
[25] Banche e altri istituti finanziari.
[26] Si veda il link: http://www.digitalfinanceinstitute.org/?page_id=892
[27] Si veda l’articolo online “La droga nel web”, https://antidroga.interno.gov.it/temi/informazioni-sulle-droghe/trends-e-fenomeni/la-droga-nel-web/
[28] UNODC, World Drug Report 2024, Key findings and conclusions.
[29] Commissione Europea, Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio. Tabella di marcia dell’UE per contrastare il traffico di droga e la criminalità organizzata, ottobre 2023.
[30] European Union Drug Agency (EUDA), EU Drug Markets Analysis 2024. Key insights for policy and practice.
[31] Dipartimento per le Politiche Antidroga, Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia 2024.
[32] Articolo in rivista “Lecs”, “Proteggersi dalla Frode Informatica: Strumenti e Consigli di Sicurezza”, https://lecs.io/proteggersi-dalla-frode-informatica-strumenti-e-consigli-di-sicurezza/
[33] Angius R., articolo in rivista Guerre di rete, Reparto ransomware: quando viene attaccato un ospedale, 6 Aprile 2022. Si veda il link https://www.guerredirete.it/reparto-ransomware-quando-viene-attaccato-un-ospedale/
[34] Articolo in rivista SGBOX, “I principali rischi di sicurezza informatica nella Pubblica Amministrazione”, https://www.sgbox.eu/it/rischi-di-sicurezza-informatica-nella-pubblica-amministrazione / 27 marzo 2024
[35] Gallo A., articolo in rivista risk & compliance, La pubblica amministrazione e l’antiriciclaggio. Ruolo, normative e indicatori pnrr, pubblicato il 4 novembre 2024. Si veda il link: https://www.riskcompliance.it/news/la-pubblica-amministrazione-e-l-antiriciclaggio-ruolo-normative-e-indicatori-pnrr/


