scarica il file in pdf – postura gruppi terroristi guerra iran – aprile 2026- LQSdM – corretto
Le posture dei principali gruppi terroristi dopo l’attacco israelo-statunitense all’Iran
Laura Quadarella Sanfelice di Monteforte[1]
Premessa: il terrorismo e la situazione internazionale
Ancorché in questo periodo le opinioni pubbliche occidentali, maggiormente concentrate su altre tematiche, non stiano parlando molto del c.d. terrorismo jihadista, che era stato invece al centro della loro attenzione nei primi due decenni di questo millennio, centrali per la situazione dell’Area, e per la nostra sicurezza, restano il ruolo e le azioni dei gruppi jihadisti, che davanti al conflitto che sta infiammando Medio Oriente, Area del Golfo ed est del Mediterraneo potrebbero giocare un ruolo non marginale. Analogo discorso, seppur per altri aspetti, riguarda il multiforme mondo di gruppi, movimenti e milizie sciite, a vario titolo da anni legati all’Iran nel c.d. Asse della Resistenza, o recentemente sorti in modo più o meno autonomo.
Ed infatti alcuni gruppi jihadisti hanno subito con la loro propaganda approfittato della situazione, mentre l’estremismo sciita si è rapidamente trasformato in minaccia sia per i Paesi vicini che per talune tipologie di obiettivi nelle nostre città occidentali, come i numerosi attacchi verso obiettivi ebraici registrati sin dai primi giorni del conflitto sembrano dimostrare[2].
A partire dal secondo decennio del XXI secolo i principali gruppi jihadisti, dopo aver subito pesanti perdite, sia territoriali (si pensi alla Caduta del Califfato) che di leadership (con l’uccisione di diversi dei loro leader), ed essersi concentrati soprattutto in alcune Aree dell’Africa, apparentemente quasi disinteressandosi dell’Occidente, ed in un certo senso anche del Medio Oriente, hanno iniziato a lavorare per sfruttare importanti avvenimenti internazionali in proprio favore[3]. I gruppi jihadisti, infatti, non si sono certi chiusi in sé stessi né rifugiati esclusivamente in Africa, come dimostra anche l’attivismo della loro propaganda sia relativamente alla pandemia da COVID-19 che alla guerra tra Russia e Ucraina. Ma nessuno di questi due grandi avvenimenti aveva richiesto un loro attivo coinvolgimento o, meglio, non avevano avvertito la necessita di agire, anche perché sia la pandemia che la guerra russo-ucraina erano ai loro occhi di per sé un qualcosa che danneggiava i nemici, portando loro vantaggi pur senza dover far nulla. La situazione è radicalmente cambiata con la guerra tra Israele e Hamas seguita all’attacco di quest’ultima del 7 ottobre 2023, laddove seppur con diverse sensibilità e priorità tutti i gruppi islamisti stanno cercando di sfruttare in proprio favore le distruzioni di Gaza. Cosa faranno adesso in seguito all’attacco che Israele e Stati Uniti hanno lanciato a fine febbraio contro l’Iran e la sua (da molti inaspettata per portata e persistanza) violenta risposta contro quasi tutti i Paesi (arabi) della Regione?
Nell’autunno 2023 il conflitto tra Israele ed Hamas ha posto su un piatto d’argento ai gruppi jihadisti l’occasione per mostrarsi “paladini” dei musulmani!
Come noto, la causa palestinese e la liberazione dei luoghi Santi di Gerusalemme, a partire dalla Moschea di Al Aqsa, sono cavalli di battaglia di tutti i gruppi terroristi islamici, e conseguentemente gli ebrei sono da sempre tra i principali nemici indicati dalla gran parte dei gruppi jihadisti, anche se in modo molto più aperto da Al Qaeda (AQ) che dall’Islamic State (IS). AQ ha da sempre inserito nella sua retorica gli attacchi agli ebrei in relazione alla liberazione dei Luoghi Santi di Gerusalemme ed al trattamento dei palestinesi, realizzando tuttavia solo rari attacchi contro Israele o israeliani. Da parte sua IS quando governava nelle terre del c.d. Califfato, autoproclamato da Al Baghdadi nel 2014, non ha perseguitato gli ebrei in modo particolare (accanendosi invece su Yazidi, considerati adoratori del diavolo, e Sciiti, ritenuti i traditori per antonomasia), consentendo ai cittadini di religione ebraica di accedere, insieme ai cristiani, alla categoria dei Dhimmi, cittadini di serie b, potremmo dire, ma pur sempre cittadini che godono dei loro diritti.
L’attacco del 7 ottobre e la successiva pesante risposta israeliana, con le sofferenze del popolo palestinese, hanno fornito l’occasione per diventare “paladini” delle popolazioni islamiche sofferenti, seppur con tutte le remore dovute al fatto che Hamas è considerata troppo vicina all’Iran sciita e, come noto, gli sciiti sono ritenuti dai gruppi jihadisti come dei veri eretici, e molto più odiati di quanto lo potranno mai essere gli ebrei.
Già nelle prime settimane dopo l’attacco del 7 ottobre, guardando ad Al Qaeda ed ai suoi principali affiliati, che hanno tutti pubblicamente manifestato in modo ufficiale il loro sostegno alla causa palestinese, possiamo affermare che in generale non trasparisse una grande simpatia verso Hamas (colpevole di essere troppo vicina agli sciiti), ma tutti invitavano alla jihad globale. Elemento comune dei comunicati fu sin da subito l’esortazione ad attaccare Israele ed i suoi interessi in tutto il mondo, arrivando in alcuni casi a dire in modo espresso alle popolazioni dei Paesi confinanti di sollevarsi contro i propri governi se “sottomessi all’Occidente o all’Oriente”.
Quanto all’Islamic State ed alle sue “Province” si è inizialmente registrato un silenzio pressoché totale alla luce della risalente ostilità con Hamas, gruppo ritenuto uno strumento delle mani degli sciiti. Solo a partire dalla fine del 2023, man mano che le operazioni militari israeliane si intensificavano e si assisteva alla sofferenza dei civili palestinesi a Gaza, ci furono nuove prese di posizione anche da parte di IS, ma sempre non in favore di Hamas.
Si è poi registrato un cambiamento significativo nella propaganda a cavallo tra il 2023 ed il 2024, allorquando pur continuando (soprattutto IS) a non sostenere Hamas e le sue azioni, entrambi i network jihadisti hanno diffuso quasi contemporaneamente video provenienti dalle loro leadership in cui invitavano ad attaccare Israele ed alcuni Paesi occidentali, Stati Uniti in primis.
Ricordiamo che anche in questi comunicati IS ha continuato a criticare apertamente Hamas, mentre all’interno del gruppo fondato da bin Laden si è pian piano creata una profonda spaccatura laddove si è registrata da parte della leadership una sorta di svolta pan-islamica, forse anche dovuta al sostegno che l’Iran avrebbe per anni fornito a Saif al-Adel, che ancorché manchino comunicati ufficiali dovrebbe essere succeduto ad Al Zawahiri alla guida di Al Qaeda.
Dunque, pur con modalità ed obiettivi diversi, e soprattutto un diverso approccio nei confronti del popolo palestinese, e soprattutto di Hamas e del “sostegno” sciita di cui gode, tutti i gruppi islamisti hanno cercato di sfruttare la rabbia per l’operazione militare israeliana a Gaza per reclutare nuovi giovani e trarre dei vantaggi.
Dopo alcuni anni in cui si erano concentrati sul c.d. “nemico vicino” e sulla loro “espansione”, soprattutto in alcune zone dell’Africa, per prevalere l’un sull’altro e avere il controllo territoriale su alcune zone, dalla fine del 2023 stanno nuovamente incentrando la loro propaganda sulla promozione degli attacchi del c.d. terrorismo “fai da te” in Occidente o comunque contro occidentali ed ebrei, o, usando la loro retorica, “crociati” (cristiani) e “sionisti” (ebrei). La loro propaganda sta tornando quella di un decennio fa, allorquando la loro competizione si giocava anche sugli attentati condotti in Occidente da giovani da essi diretti o che (soprattutto per IS) ad essi si richiamavano.
Ad inizio febbraio 2026, in uno dei rarissimi Comunicati ufficiali della sua leadership, Al Qaeda Core ha lanciato un appello alla mobilitazione, esortando tutti i musulmani a prendere di mira gli interessi statunitensi ed israeliani nei paesi musulmani, ed in particolare le basi militari statunitensi e le loro navi. Nel comunicato AQ cita anche l’operazione del 3 gennaio, che ha portato alla cattura del Presidente venezuelano Maduro, come prova della volontà di Washington di deporre i leader che vanno contro i loro interessi, usando questo incidente come monito ai leader della regione araba di non fidarsi di Trump. Anche la presenza militare statunitense nel Golfo sarebbe vista come parte di un più ampio progetto di occupare le terre musulmane, e tutta la Ummah è chiamata ad agire contro tale progetto.
Intorno al 20 febbraio, quasi contemporaneamente, sono stati diffusi due comunicati delle leadership di AQ e IS, che spesso sembra quasi si mettano d’accordo! AQ, o meglio la leadership di AQAP, e IS hanno diffuso audio ufficiali dei loro vertici in cui, dopo aver fatto una panoramica generale della situazione internazionale, con le rispettive aree di maggiore interesse, si concentrano poi sulla Siria, additata come priorità principale e sull’attuale governo siriano, da entrambi ritenuto apostata, anche se è soprattutto nel comunicato di IS che traspare un vero e proprio odio verso il Presidente al-Shara.
In questo quadro si è infatti inserito negli ultimi due anni un altro attore, l’attuale Presidente siriano Ahmad al-Shara, per anni noto con il nome di battaglia di al-Jolani e leader della branca siriana di Al Qaeda. Dopo aver nel 2013 mostrato fedeltà ad Al Zawahiri rifiutando il tentativo di Al Baghdadi di annettere il suo gruppo alla branca irachena e formare insieme quello che sarebbe diventato prima l’Islamic State in Iraq and Syria e poi l’Islamic State (senza limitazioni geografiche), si è pian piano allontanato da Al Qaeda e dal jihadismo, combattendo le forze siriane di Bashar al-Assad ed aiutando la popolazione civile in numerose occasioni, compresa la pandemia da COVID-19 ed il terremoto che ha colpito il confine tra Siria e Turchia nel 2023.
Conquistato il potere in Siria a dicembre 2024, si è auto-proclamato Presidente ad inizio 2025 e amministra oggi l’intero Paese, comprese le c.d. regioni autonome curde (anche in seguito all’accordo raggiunto a fine gennaio, che prevede il dispiegamento di “membri del ministero dell’Interno siriano” e la graduale integrazione delle forze curde nello Stato siriano), e quindi delle zone dove per anni ci sono stati i campi di detenzione dei jihadisti del Califfato e delle loro famiglie. La posizione di Al Shara nei confronti di Al Qaeda sembra essere quella di un totale distacco, nei confronti dell’Islamic State di chiaro oppositore, ma per quanto sia ricevuto con gli onori di un Capo di Stato da pressoché tutti i Paesi e le Organizzazioni Internazionali non mancano secondo alcuni esperti timori dovuti al suo passato.
Le reazioni dopo l’attacco israelo-statunitense all’Iran e le risposte iraniane
Quanto all’attacco del 28 febbraio 2026 contro l’Iran, va detto che anche in questo caso determinante è la posizione dei due network jihadisti nei confronti dell’Iran e degli sciiti[4], e dei concetti di apostasia a lotta intramusulmana, che sono interpretati in modo diverso dai principali gruppi[5].
Prima di vedere le reazioni di AQ e IS, va tuttavia sottolineato come, più in generale, ci siano stati sin da subito importanti reazioni anche su tutti i social da parte di un gran numero di simpatizzanti jihadisti ed estremisti islamici sunniti: la più gran parte ha celebrato l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei e di alti funzionari della Repubblica Islamica dell’Iran, con i sostenitori della linea più dura contro gli sciiti che hanno auspicato il crollo dell’Iran e del suo “sistema religioso” augurando aumenti il potere sunnita, mentre non è mancato chi ha invece applaudito gli attacchi iraniani contro Israele, anche se si è trattato di una piccola minoranza.
L’ala sunnita più intransigente ha cercato in ogni modo di soffocare sul nascere la nascita di qualsiasi simpatia per uno o l’altro schieramento, e soprattutto di un anche flebile sostegno all’Iran, avvalendosi di argomenti ideologici e geopolitici per demonizzare l’Iran e mettere in guardia i sunniti dal sostenere gli sciiti: questi sarebbero infatti una “minaccia più grande degli ebrei”. È una posizione che era stata tenuta anche nelle fasi più dure della guerra a Gaza a causa della vicinanza di Hamas e Hezbollah all’Iran, per evitare il pericolo che un avvicinamento a tali posizioni possa avvicinare anche alle “eretiche” credenze sciite. Si tratta, come vedremo a breve, di una teoria fortemente sostenuta dall’Islamic State, ma anche molti dei suoi oppositori hanno reagito con soddisfazione all’idea che l’Iran possa indebolirsi o addirittura crollare, malgrado ciò accada per mano di Israele e degli Stati Uniti, perché il risultato principale cui si dovrebbe ambire per gli islamisti intransigenti sarebbe ridurre la diffusione dell’ideologia e dell’influenza sciita nella Regione, che per anni è avvenuta a scapito del “potere sunnita”.
A tal riguardo, molti commentatori hanno sin da subito sostenuto che il mutevole panorama regionale potrebbe creare opportunità per i gruppi islamisti sunniti e jihadisti, che dovrebbero pertanto tenersi pronti, se non addirittura favorire tale opportunità, anche facendo evadere dalle prigioni siriane e irachene i jihadisti ivi detenuti. Da anni c’è infatti la convinzione che i conflitti tra le Grandi Potenze ed altri avvenimenti della scena internazionale (compresa la pandemia) creino lo spazio necessario ai gruppi jihadisti per ricostruire la propria forza nella Regione mentre le Grandi Potenze sono distratte.
Per concludere con questa rapida carrellata delle principali posizioni sostenute dagli islamisti, va tuttavia detto che una molto ristretta minoranza di commentatori non concorda con la tesi del “non schierarsi”, sostenendo che quando una delle due parti è musulmana ci si deve comunque schierare con essa. Si tratta di una teoria molto divisiva, che anche durante il conflitto a Gaza ha profondamente spaccato il mondo sunnita, ed è giustificata dai suoi sostenitori con un allineamento temporaneo che non fa tuttavia dimenticare i “crimini” di Teheran, ma è dovuto dalle circostanze della guerra che coinvolge un Paese Musulmano. E proprio questo sarebbe il punto debole di tale ragionamento: per gli intransigenti l’Iran in quanto sciita non sarebbe un Paese Musulmano!
Al Qaeda
Veniamo ora ai due maggiori network jihadisti, iniziando da quello che da sempre ha mostrato di considerare gli Stati Uniti come il nemico per eccellenza, e negli ultimi anni ha mostrato una maggiore “vicinanza” all’Iran.
Alla luce della “vicinanza” che Al Qaeda sta manifestando negli ultimi anni verso gli sciiti, anche per l’ “ospitalità” che il suo leader Al Adel avrebbe goduto per anni in Iran, e per il temperamento pacato e riflessivo che ha da sempre il gruppo, AQ resterà a lungo in silenzio, salvo promuovere attacchi contro USA (e Israele), e tutto l’Occidente.
Ad onor del vero, la di là dell’avvicinamento all’Iran dovuto alle simpatie di quello che è da tutti universalmente riconosciuto come il successore di Al Zawahiri, avvicinamento che ha in parte spaccato gli ideologi di Al Qaeda, il gruppo fondato da bin Laden ha da sempre condannato chiunque attaccasse le comunità sciite e le loro Moschee, sostenendo di fatto una sorta di panislamismo che imporrebbe ad ogni buon musulmano di non versare sangue di un altro musulmano e non attaccare i loro luoghi di culto. Ciò si verificò fin dagli attacchi contro moschee sciite irachene che Al Zarqawi promosse tra il 2005 ed il 2006 venendo pesantemente rimproverato da bin Laden, per poi ripetersi nel periodo della leadership di Al Zawahiri, ad esempio allorquando l’Islamic State Khorasan iniziò a colpire ripetutamente la comunità sciita in Afghanistan.
Mentre per lo Stato Islamico il settarismo opera come principio organizzativo fondamentale, e le comunità sciite e l’Iran occupano una posizione centrale come nemici, nella narrativa di Al Qaeda, al contrario, i riferimenti agli attori sciiti rimangono limitati, condizionati e subordinati a priorità strategiche più ampie. In tal senso, se la posizione di IS in merito agli sciiti ed all’Iran è sempre coerente, AQ mantiene una posizione di ambiguità strategica plasmata da vincoli sia ideologici che operativi.[6]
Non possiamo pertanto aspettarci prese di posizione qaediste contro l’Iran, mentre potrebbero addirittura arrivare comunicati di condoglianza per la morte del Khamenei, come avvenuto in passato per altri leader sciiti uccisi da Israele.
Uno degli aspetti più preoccupanti è l’attività di promozione degli attacchi antisemiti condotta soprattutto da Al Qaeda nella Penisola Arabica, il più potente dei gruppi affiliati ad Al Qaeda e da sempre quello in prima linea nella promozione del c.d. terrorismo fai da te in Occidente, ovvero di quella forma di terrorismo, inventata sin dal 2010 dall’ala della branca yemenita che faceva capo all’Imam Awlaki[7]. Si segnalano in particolare, i numeri 11 e 12 della serie Inspire Guide, pubblicati a novembre 2025 e marzo 2026 per analizzare, rispettivamente, l’attacco del 2 ottobre ad una sinagoga di Manchester, e quello del dicembre 2025 in una spiaggia australiana.
Nel numero di novembre, che si apre con una celebrazione dell’attacco compiuto contro la sinagoga di Heaton Park a Manchester, nel Regno Unito, si invitano i musulmani che risiedono in Occidente a compiere attacchi coordinati contro gli ebrei con fucili automatici ed esplosivi. Non è solo lodato il responsabile dell’attacco, Jihad Al Shamie, deceduto sotto i colpi della polizia, ma è fortemente criticato il governo britannico, e con esso quelli Occidentali, per il “sostegno incrollabile all’entità sionista contro i palestinesi”. Sono inoltre fortemente criticati tutti i media occidentali, colpevoli di “minimizzare lo spargimento di sangue musulmano”. È spiegato in modo esplicito che l’attacco, compiuto proprio nel giorno della festività ebraica dello Yom Kippur, è la risposta ai crimini commessi contro i palestinesi “con la copertura di politiche internazionali rese possibili da Stati Uniti e gran Bretagna” e rivolte “contro quelli la cui unica colpa è essere fedeli all’Islam”. L’aggressore di Manchester, si legge in Inspire Guide n. 11, “ha brandito la spada della verità per frantumare la falsità, sfidando il termine “terrorismo” che i governi occidentali sfruttano da decenni per opprimerci ed ucciderci.” E, continua, azioni come questa “sono richieste per la fine dell’ingerenza occidentale negli affari musulmani”. I “mezzi pacifici come l’azione delle flottiglie per raggiungere Gaza e le manifestazioni” [si legge ancora] “hanno fallito” [ed è per questo che Al Qaeda] da tempo chiede un’azione diretta contro i sostenitori dell’entità sionista. […] Il mondo sentirà le grida degli oppressi solo quando saranno portate dai venti di un fuoco violento e furioso”. In merito all’analisi dell’attacco, l’autore è innanzitutto lodato per aver colpito nel giorno dello Yom Kippur ed aver agito con mezzi semplici (auto e coltello) riuscendo così a non farsi individuare sino al momento dell’azione. Per i futuri attacchi, tuttavia, per avere “perdite umane maggiori” AQAP consiglia di effettuare attacchi coordinati (e non come lupi solitari), e di utilizzare ove possibile esplosivi ed armi automatiche. Infine, è rivolto un invito “ai figli della nostra nazione in terre straniere” ad ascoltare l’appello della loro coscienza ed a condurre la jihad per “colorare le strade con il sangue dei sionisti e dei loro sostenitori”.
Oggetto del numero 12, pubblicato a metà marzo 2026, è invece l’attacco realizzato nel dicembre 2025 in Australia. In questo ultimo numero, intitolato “The Night Bullets Spoke” (“La notte in cui i proiettili hanno parlato”), AQAP glorifica l’attentato terroristico di Bondi Beach del dicembre 2025, definendolo una giustificata reazione agli attacchi sionisti e indicandolo come modello da seguire per altri “lupi solitari”. La guida esalta la sparatoria del 14 dicembre 2025 contro una celebrazione di Hanukkah a Bondi Beach, Sydney, in Australia, perpetrata da padre e figlio Sajid e Naveed Akram. Traendo insegnamenti dall’attacco per coloro che cercheranno di emularlo, la Inspire Guide osserva che gli attentatori “hanno pianificato l’attacco con precisione per mesi”, sottolineando che “la preparazione spirituale, fisica e mentale è un atto di devozione obbligatorio” per chiunque sia coinvolto in “qualsiasi attività jihadista”.
Nelle 16 pagine di cui è composto il numero 12 di Inspire Guide, AQAP sottolinea che “gli eroi mujahidin” avevano preparato ordigni esplosivi artigianali (che la Guida omette di menzionare come non siano esplosi, o quantomeno non siano stati utilizzati), e spiega come sia possibile creare ordigni esplosivi improvvisati (IED) “con ingredienti facilmente reperibili in Occidente”[8], sottolineando che gli attentatori “non erano né chimici, né fisici, né esperti di bombe”, e chiedendo pertanto in modo retorico ai suoi lettori “cosa vi impedisce” di creare esplosivi come hanno fatto loro.
Si evidenzia che pianificarono l’attacco con cura, preparando esplosivi artigianali e sorvegliando il sito in anticipo, per poi “attendere il momento opportuno e portare a termine la loro missione nel modo più completo possibile”.
Come “messaggio finale”, la Inspire Guide glorifica gli attentatori di Bondi Beach, affermando che erano motivati dalla vendetta per “la barbara occupazione della Palestina per mano dei criminali sionisti” e per “le uccisioni, gli stupri e la fame subiti da uomini, donne e bambini musulmani”, e che “non permisero alla paura, al dubbio o all’amore per la vita mondana di impedire loro di aiutare i fratelli e le sorelle musulmani”. Vi è infine una “sfida” ai lettori, che devono scegliere se “vivere da codardi finché non vi sarete abituati a questa sensazione, oppure sacrificarsi per la verità, l’onore e la sacralità dei musulmani, conquistando così dignità per voi stessi e per la vostra religione”. È affermato che “il minimo che un musulmano che vive in America o in Europa possa fare oggi” è seguire l’esempio degli attentatori di Bondi Beach, e tutti sono esortati ad agire: “Non permettete che gli interessi degli americani e dei sionisti sopravvivano un altro giorno”.
Il quadro che emerge è estremamente preoccupante, e delinea un andamento iniziato ben prima dell’attacco israelo-statuntense all’Iran del 28 gennaio 2026, legato infatti alle distruzioni registrate a Gaza con la pesante risposta militare israeliana all’attacco del 7 ottobre 2023.
È infatti interessante notare che sono incentrati su attacchi contro ebrei o obiettivi ebraici non solo gli ultimi due numeri diffusi in questi ultimi mesi, ma anche i numeri precedenti della serie Inspire Guide, che nata nell’estate 2016 per analizzare attacchi compiuti in nome della causa jihadista[9] (non necessariamente collegati a AQ o IS) e consigliare dei miglioramenti alle modalità operative utilizzate, è stata di fatto negli ultimi anni quasi esclusivamente dedicata all’analisi di attacchi antisemiti.
Ricordiamo brevemente che il numero 10, pubblicato nell’estate 2025 con il titolo “Allahu Akbar and the Molotov write its Message”, è stato dedicato all’attacco compiuto il 1° giugno 2025, a Boulder, in Colorado, Stati Uniti, dove un egiziano residente in Colorado, Mohamed Sabry Soliman, ha usato un lanciafiamme improvvisato e delle molotov per attaccare un gruppo che partecipava a una marcia di solidarietà per gli ostaggi catturati in Israele il 7 ottobre[10].
Il numero 9, dal titolo “A Message beyond Bullet” sempre dell’estate 2025, era dedicato alla sparatoria al Capital Jewish Museum, il Museo ebraico di Washington. Il 21 maggio 2025 un uomo armato ha aperto il fuoco all’esterno del museo durante un “Ricevimento per Giovani Diplomatici” organizzato dall’American Jewish Committee, uccidendo due membri dello staff dell’Ambasciata di Israele che stavano lasciando l’evento. Anche in questo caso il sospetto, Elias Rodriguez, un uomo di 30 anni di Chicago, ha poi dichiarato alla polizia “l’ho fatto per Gaza”, gridando “Palestina libera, libera!” mentre era in custodia.
Gli ultimi quattro numeri della serie Inspire Guide sono stati quindi tutti dedicati ad attacchi anti-israeliani: sono ben due anni che AQAP incentra su tali attacchi le sue guide. In ogni numero oltre ad esaminare e lodare gli attacchi invitando a riproporli e suggerendo miglioramenti, AQAP si sofferma sulle sofferenze del popolo palestinese per giustificare gli attacchi ed invitare i bravi musulmani ad emulare i coraggiosi combattenti che li hanno realizzati attaccando obiettivi ebraici, sionisti e statunitensi, laddove gli USA, e soprattutto Trump, sono costantemente accostati ad Israele e Netanyahu.
Continua pertanto un trend sempre più preoccupante che vede Al Qaeda approfittare delle sofferenze del popolo palestinese per invitare i giovani musulmani che vivono in Occidente a passare all’azione in modo autonomo per colpire obiettivi ebraici e statunitensi nel modo a loro più congeniale, anche ricorrendo a quelli per i quali sono forniti esempi e suggerimenti.
La guerra scatenata con l’attacco del 28 febbraio di Israele e Stati Uniti all’Iran non dovrebbe produrre cambiamenti, e presumibilmente rafforzerà questa tendenza.
L’Islamic State
Venendo all’Islamic State, da sempre molto veloce, impulsivo ed “irruento” nelle sue reazioni, e che, come abbiamo visto, odia profondamente gli sciiti, considerandoli il nemico numero uno, i traditori (rafidi) per eccellenza[11], ha immediatamente manifestato il suo pensiero sulla guerra nel numero del settimanale Al Naba del 5 marzo, diffuso pertanto a meno di una settimana dall’attacco.
Due i messaggi chiave del suo editoriale:
- si tratta di un conflitto tra miscredenti (su disegno divino) e pertanto non ci si deve schierare da nessuna delle due parti, anche se dai testi sacri emerge come la Ummah sia protetta dalla “tentazione” che può provenire dagli ebrei, non da quella dai rafidi (sciiti), quindi sarebbe meglio che a perdere sia l’Iran;
- si deve essere pronti per trarre vantaggio dai cambiamenti negli equilibri di potere regionali.
Prima di esaminare più nel dettaglio cosa ha scritto IS il 5 marzo risulta però interessante inquadrarlo nel contesto di ciò che ha detto negli ultimi giorni di febbraio, e quindi prima dell’attacco statunitense-israeliano contro la Repubblica Islamica dell’Iran, analizzando il comunicato della leadership del 21 febbraio e l’editoriale di Al Naba del 26 febbraio, il numero 536. Dopo essersi concentrato sulla Siria nel già citato messaggio della leadership diffuso il 21, in cui si esoravano tutti gli islamisti dell’Area ad unirsi ad IS a causa della presunta sottomissione di al-Shara agli Stati Uniti, nell’editoriale del 26 febbraio lo Stato Islamico ha spostato la sua attenzione su Al Qaeda, a sua volta secondo il gruppo sottomessa all’Iran, incoraggiando seguaci e simpatizzanti a “svegliarsi” e passare nelle file dell’IS.
Segno dell’allineamento statunitense all’Iran sarebbero, tra gli altri, proprio gli inviti ad attaccare basi militari statunitensi che AQ ha rivolto nel mese di febbraio: nel crescente clima di tensione Iran-USA tali inviti sarebbero per l’Islamic State il segno dell’allineamento di AQ all’Iran, un allineamento che avrebbe fatto dimenticare al gruppo fondato da bin Laden il suo vecchio nemico a stelle e strisce. Tra il 21 ed il 26 febbraio, pertanto, cercando di screditare sia il Presidente siriano Al-Shara che Al Qaeda, che potremmo definire il progetto islamista pragmatico e quello jihadista rivale, IS ha mirato a posizionarsi come l’unico vero puro gruppo musulmano fedele alla Sharia, che non è disposto a scendere a compromessi per ottenere vantaggi politici.
La propaganda di IS nel mese di febbraio aveva quindi lavorato per presentarsi come l’unica vera scelta giusta per coloro che cercano di perseguire la vera causa musulmana.
È in questo contesto che va letto quanto scritto da IS nel numero 537 della rivista Al Naba, diffusa online il 5 marzo a meno di una settimana dallo scoppio del conflitto. Nel lungo articolo dal titolo “Conflitto tra miscredenti” tutte le parti in causa sono definite per l’appunto “miscredenti”: sono tali gli ebrei, gli sciiti/rafiti, i crociati e gli apostati (quelli che li appoggiano). Per nessuna di queste parti si può quindi parteggiare, e con un discorso che ricorda quello fatto alcuni anni fa allo scoppio della guerra russo-ucraina, IS di fatto sostiene che è un bene che si scontrino tra loro indebolendosi, e che un buon musulmano non deve cadere nella tentazione di parteggiare per nessuna delle due parti[12]. È tuttavia fatto capire, che sarebbe comunque meglio se tra i due schieramenti fosse quello iraniano ad avere la peggio, in quanto la Ummah è nata “protetta dalla tentazione posta dagli ebrei”, storicamente preesistenti e da sempre considerati “ostili”, mentre non è “protetta dalla tentazione dei traditori sciiti”, che sono definiti rafidi, che fanno allontanare dal vero Islam. Secondo tale ragionamento, i sunniti sono in gran parte “immuni” dall’influenza ebraica, nel senso che è da considerarsi trascurabile il rischio che un sunnita si converta all’ebraismo, mentre l’Islam sciita potrebbe rappresentare una più grande minaccia ideologica.
Nell’editoriale del 5 marzo il gruppo fondato da Al Baghdadi esprime dunque soddisfazione e gioia per la morte di Khamenei, che ha ricevuto la giusta punizione per i suoi combattimenti a fianco delle forze crociate e di quelle sciite in tanti territori sunniti, e chiarisce come la guerra sia nata da una “pianificazione divina” per far sì che i due schieramenti si distruggano a vicenda. Scrive infatti IS che l’Iran, che per anni si era presentato come protettore dei musulmani contro i crociati americani, è stato in realtà per lungo tempo uno strumento statunitense per distruggere i mujaheddin, ed ora Allah li ha messi l’uno contro l’altro. Lo scontro sarebbe per IS tra due “forze eretiche”, l’asse sciita e l’asse ebraico-americano, e si tratterebbe di una lotta al servizio dei fedeli musulmani essendo parte della lotta cosmica tra forze del male contrapposte tra loro.
Da ultimo, IS invita i musulmani a unirsi sotto la “bandiera dell’Unicità di Dio”, combattere gli infedeli e trarre vantaggio dai cambiamenti negli equilibri di potere regionali. I suoi seguaci, “soldati/militanti” e “lupi solitari”, sono pertanto esortati anche a “sfruttare il caos che consegue dalla guerra” per “sostenere e rinvigorire” l’attività jihadista: “l’attuale caos, che si plachi o si intensifichi, avrà conseguenze durature” che i sunniti devono essere pronti a sfruttare a proprio vantaggio.
In merito ai lanci missilistici dell’Iran verso gli Stati del Golfo, già il 5 marzo IS afferma che essi mirano a creare pretesti e legittimare la normalizzazione dei rapporti dei Paesi arabi con lo Stato ebraico, non solo a livello di leadership, ma anche e soprattutto di base popolare. Le azioni iraniane, infatti, hanno anche lo scopo di generare reazioni nelle opinioni pubbliche, creando tensioni e dividendo la Ummah tra coloro che sostengono l’aggressione iraniana e coloro che sostengono l’aggressione israelo-statunitense. Ma non bisogna confondere i due schieramenti e non bisogna sostenere nessuno dei due, continua IS, in quanto entrambe sono forze infedeli che si scontrano per una punizione divina.
Con il continuare dei bombardamenti da ambo le parti, e davanti ad un evolversi della situazione che rischia pericolosamente di allargare il conflitto all’intera Regione e ha iniziato a coinvolgere sempre più aspetti della vita di tutti i Paesi e le popolazioni del Medio Oriente e del Golfo, l’Islamic State è poi tornato ad esprimersi nel numero di Al Naba di inizio aprile.
Prima di analizzare i nuovi articoli diffusi ad inizio aprile, è opportuno tener presente che nel frattempo Israele e Stati Uniti hanno continuato a bombardare l’Iran, che ha incessantemente colpito, in modo diretto o tramite i suoi proxy (come vedremo a breve), sia Israele che tutti gli altri Paesi della Regione, provocando la pesante risposta israeliana nel sud del Libano (contro gli Hezbollah), ma anche attacchi degli Stati Uniti nel nord dell’Iraq (contro le milizie sciite). La situazione ha inoltre prodotto il blocco pressoché totale del passaggio delle petroliere e delle altre navi mercantili nello Stretto di Hormuz, nonché la chiusura per motivi di sicurezza della Città Vecchia di Gerusalemme[13], compresi i luoghi sacri delle tre religioni, di fatto senza eccezioni neanche per il Ramadan, né per la Pasqua ebraica, né per quella cristiana.
È in tale contesto che dobbiamo interpretare il numero di Al Naba del 2 aprile, nel cui editoriale IS invita a compiere attacchi contro sinagoghe e comunità ebraiche in tutto il mondo nel periodo della Pasqua ebraica (1 – 9 aprile), citando come esempio l’attacco di Bondi Beach a Sidney dello scorso dicembre, che in precedenza aveva affermato di aver inspirato. La richiesta a compiere attacchi viene presentata come una risposta alla chiusura della Moschea di Al Aqsa di Gerusalemme.
In un altro articolo IS critica invece le risposte degli Stati sunniti alla nuova legge israeliana approvata il 30 marzo che prevede la condanna a morte dei palestinesi condannati per “atti di terrorismo” che hanno prodotto vittime. IS approfitta di questo numero di Al Naba per esprimere indignazione per l’ “ipocrisia” ed i “doppi standard” dei musulmani sunniti che hanno mostrato rabbia, sia con comunicati ufficiali che con manifestazioni di piazza, contro la nuova legge israeliana ma continuano ad ignorare le esecuzioni “di routine” in Iraq di detenuti sunniti accusati di terrorismo perché ritenuti legati a IS. Ci sarebbe un “doppio standard” ed una “ira sunnita selettiva”, che non fa mostrare solidarietà verso i membri dell’Islamic State e le loro famiglie, che in Iraq sono perseguitati e spesso condannati e giustiziati.
Pur invitando come AQ ad attaccare obiettivi ebraici, l’Islamic State continua, pertanto, ad esprimersi anche su temi di viva attualità e mai mostrando una particolare simpatia né verso il popolo palestinese né verso sciiti e loro alleati, criticando anzi apertamente quella che definisce ipocrisia sunnita.
Comunque, dallo scoppio della guerra tra Stati Uniti/Israele e Iran il 28 febbraio 2026, IS ha sfruttato il conflitto sia come un’occasione propagandistica che come un’opportunità operativa[14]. Attraverso la serie di editoriali di Al-Naba appena esaminati ed un rinnovato ritmo di pianificazione strategica, il gruppo ha tentato di reinserirsi al centro delle dinamiche jihadiste globali e di rilanciare gli attacchi nei territori occidentali. Attentatori legati ispirati dalla propaganda jihadista di IS hanno nuovamente colpito il territorio statunitense con la sparatoria del 12 marzo alla Old Dominion University[15] ed il fallito attentato dinamitardo a New York di inizio marzo contro una manifestazione di destra[16], mentre sono stati sventati attacchi su larga scala anche in Europa[17].
I gruppi sciiti e il c.d. “Asse della Resistenza”
Se queste sono state le prime reazioni dei due principali network jihadisti, con il silenzio (e forse l’imbarazzo) di Al Qaeda, che continua ad invitare ad attaccare gli obiettivi ebraici solo facendo riferimento alle sofferenze del popolo palestinese, e l’immediata presa di posizione dell’Islamic State, una presa di posizione di fatto più contro l’Iran che il fronte israelo-statunitense, seppur entrambi gli schieramenti siano stati ovviamente definiti come miscredenti e fortemente criticata è la decisione della chiusura dei luoghi santi di Gerusalemme, non possiamo non parlare delle reazioni dei gruppi sciiti.
Va detto che quando si parla di terrorismo da decenni, sbagliando, associamo quello religioso di stampo islamista esclusivamente al mondo sunnita. Ma oltre a dover sempre tener presente che il terrorismo non è motivato solo da ragioni religiose e non va legato a nessuna religione in particolare (perché non dobbiamo mai dimenticare che esistono gruppi terroristi vicini ad altre religioni, così come tanti gruppi motivati da altre ragioni, come quelle etniche o nazionaliste), restando nel campo del terrorismo legato a distorte interpretazioni della religione islamica c’è sempre stato anche un terrorismo sciita.
Chissà perché in Occidente si tenda a parlar poco di tale terrorismo, che non si sarà reso autore dell’11 settembre, ma a Beirut nel 1983 ha fatto esplodere l’Ambasciata statunitense[18] e gli alloggiamenti che ospitavano militari americani e francesi della Forza Multinazionale in Libano (MNF)[19], solo per fare degli esempi, provocando centinaia di vittime occidentali (soprattutto americani e francesi).
Più di recente, come non ricordare, seppur non si tratta di atti di terrorismo in senso stretto, gli attacchi condotti dai c.d. ribelli Houthi yemeniti nello stretto di Bab El Mandeb, che a partire dall’autunno del 2023 hanno lungamente cercato di paralizzare il traffico marittimo internazionale, e sono sciiti zaiditi.
Eppure, le opinioni pubbliche occidentali tendono a parlare sempre di Al Qaeda e dell’Islamic State, e di altri gruppi sunniti, mentre si riferiscono ai gruppi sciiti semplicemente con il termine milizie, o movimenti, ed anche nei documenti ufficiali negli anni si è spesso distinto la loro ala politica da quella militare, condannando solo l’azione della seconda. Il motivo? Probabilmente proprio il fatto che mentre i gruppi jihadisti sono gruppi con una chiara leadership, una gerarchia ben strutturata ed un autonomo sistema di finanziamento ben organizzato, i gruppi sciiti non sono mai stati, a torto o a ragione, totalmente svincolati da alcun potere statutale, e non sarebbero pertanto da considerarsi in senso stretto non state actor ai sensi del diritto internazionale.
Per questo si è per anni parlato di “Asse della Resistenza” con riferimento a vari gruppi e movimenti legati all’Iran sciita. La dottrina dominate ritiene che le Forze Quds, branca di élite del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) iraniana (specializzata in operazioni esterne, intelligence e guerra non convenzionale), forniscano orientamento, formazione e supporto finanziario a quattro principali organizzazioni ritenute dei proxy, e che insieme formano il nucleo dell’ “Asse della Resistenza” iraniano: Hezbollah (Libano); PMF irachene; Hamas (Gaza); Houthi (Yemen). Si tratta di una rete che è stata fortemente indebolita e decentralizzata dagli eventi degli ultimi due anni (con omicidi mirati ma anche con celebri episodi come l’esplosione dei cercapersone degli uomini di Hezbollah)[20].
Nelle liste in cui varie organizzazioni internazionali, ad iniziare dalle Nazioni Unite, inseriscono persone ed entità sanzionate per terrorismo, raramente sono stati inseriti gruppi sciiti, anche se una netta inversione di tendenza si è registrata nel febbraio 2026 con l’inserimento in uno dei regimi sanzionatori dell’Unione Europea dei Pasdaran iraniani (Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran).
Quale è stata, dunque, la reazione di questi gruppi/milizie dopo il 28 febbraio? Si è registrata una diversificazione di risposte, laddove alcuni si sono resi autori di attacchi ai Paesi vicini, altri hanno attaccato obiettivi occidentali (soprattutto statunitensi) sul proprio territorio, e qualcuno ha manifestato solo solidarietà verso l’Iran[21].
Quando si parla di attacchi ai Paesi vicini non si deve pensare solo ai Paesi Arabi del Golfo, ma anche a territori NATO e dell’Unione Europea, in quando sarebbe stato Hezbollah a lanciare droni contro le basi britanniche a Cipro e altri che hanno pericolosamente sorvolato lo spazio aereo della Turchia prima di essere neutralizzati da asset NATO. Il potente alleato libanese, da sempre uno dei più stretti alleati della Repubblica Islamica dell’Iran, ha dimostrato una grande forza di reazione se si pensa che negli ultimi due anni ha assistito all’annientamento di tutta la sua leadership, oltre ad importanti perdite sul terreno ed al ferimento di decine di migliaia di suoi uomini attraverso l’operazione con cui Israele colpì quasi tutti i suoi miliziani facendo loro esplodere letteralmente in mano i cercapersone[22].
È stato invece soprattutto in Iraq che le varie milizie sciite attive nel Paese hanno condotto attacchi contro sedi diplomatiche statunitensi e basi militari occidentali (comprese quelle francesi ed italiane presenti nel Kurdistan iracheno nella zona di Erbil). Tali milizie, attive dal 2003 all’avvento del Califfato, e poi nuovamente dalla sua caduta, secondo alcune mie fonti direttamente contattate non si vedono in questi giorni più molto nelle strade, ma sarebbero ancora operative, operando anche dall’interno di Moschee e scuole, usando quindi i civili sunniti del nord come scudi umani.
Gli Houthi yemeniti hanno continuano a minacciare di colpire le navi di passaggio, ma a differenza di quanto fatto in altre occasioni non sono in realtà per il momento intervenuti, al di là di un paio di missili lanciati a fine marzo contro Israele più a scopo dimostrativo. Varie le ragioni che potrebbero essere dietro alla loro scelta di non agire, che potrebbe derivare da decisioni interne (o almeno di una parte della loro leadership), da un’indicazione giunta da Teheran che si lascia così la possibilità di colpire un altro nodo fondamentale delle rotte del petrolio qualora la Comunità internazionale riesca a sbloccare il passaggio ad Hormuz[23], o dalla decisione di non tornare ai ferri corti con il vicino saudita.
Da ultimo, Hamas, l’unico gruppo in realtà sunnita dell’Asse della Resistenza, il 14 marzo ha chiesto all’Iran di non colpire i Paesi arabi vicini, forse anche per non alienarsi gli ultimi flebili sentimenti di simpatia che sperano qualche sunnita ancora abbia nei loro confronti.
In Occidente si sono registrati numerosi attacchi antisemiti, sia negli Stati Uniti che in Europa. Dal 9 marzo, una serie di attacchi[24], principalmente diretti contro siti ebraici, ha scosso l’Europa, ed è stata una nuova sigla a rivendicare tali azioni, realizzate con esplosioni di modesta entità riprese e postate al momento della rivendicazione. In esse il gruppo si è firmato “Ashab al-Yamin”[25], ed avrebbe colpito, tra gli altri, una sinagoga a Liegi (Belgio), un sito non meglio specificato in Grecia, una sinagoga a Rotterdam (Paesi Bassi), una scuola ebraica ad Amsterdam (Paesi Bassi) e delle ambulanze di un’associazione ebraica a Londra (Regno Unito), solo nel mese di marzo[26]. Sebbene il nuovo gruppo non possegga propri account né canali social, i video degli attacchi sono apparsi rapidamente su canali Telegram ed account X dell’asse sciita, come quelli associati a Hezbollah o al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, milizie sciite irachene filo-iraniane, ciò potrebbe suggerire un collegamento tra Ashab al-Yamin e organizzazioni affiliate all’Iran[27]. Le sospette modalità di diffusione sollevano il dubbio se HAYI sia un autentico gruppo terroristico o se serva semplicemente da facciata per operazioni ibride iraniane che consentono una plausibile negabilità[28]. Quanto al nome, “Ashab al-Yamin” si traduce come “Compagni della Destra” o “Popolo della Destra”, ma ovviamente non significa “destro” in senso politico, quanto piuttosto “retto” o “giusto”, anche perché il nome completa sarebbe Harakat Ashab al-Yamin al-Islamia (HAYI), traducibile approssimativamente come “Movimento islamico dei compagni dei giusti”.
Ci sono stati anche altri episodi non riconducibili a tale nuova sigla. In Michigan, ad esempio, un uomo armato si è deliberatamente schiantato con l’auto contro una sinagoga ed è poi sceso aprendo il fuoco, vendo ucciso dagli addetti alla sicurezza. Si trattava di un libanese, che da anni aveva ottenuto la cittadinanza statunitense dopo aver sposato una cittadina americana, e che prima dell’attacco aveva postato le foto di suoi familiari uccisi in un attacco sul Libano. Tra i familiari ci sarebbero stati almeno due fratelli con forti legali con Hezbollah.
Conclusioni: il vero pericolo del terrorismo fai da te
Al di là del nome della sigla che rivendica, del legame dei singoli attentatori direttamente con l’Iran o con uno dei gruppi ad esso collegati, è evidente come il pericolo che si attivino reti o cellule iraniane dormienti, ed anche giovani terroristi fai dai te filoiraniani, è reale. Non si tratta più di una semplice minaccia propagandista, ma di un pericolo concreto ed imminente, che potrebbe concretizzarsi facendoci ripiombare in una nuova stagione costellata nelle città occidentali da attacchi terroristici spesso imprevedibili, che avrebbero in via prioritaria obiettivi ebraici ma colpirebbero tutto e tutti, ad iniziare dal nostro stile di vita che potrebbe nuovamente, come avvenne negli anni 2015-2017 essere stravolto, o quantomeno fortemente condizionato dalle misure di sicurezza e dalla paura.
Davanti a tale scenario, anche AQ e IS ne approfitterebbero. E ricordiamo che già dopo la guerra tra Israele e Hamas a Gaza, come abbiamo visto, hanno ripreso la loro campagna di promozione del terrorismo fai da te in Occidente. Nei prossimi mesi anche i due principali network jihadisti potrebbero infatti cercare visibilità con attacchi nelle nostre città, anche se non è totalmente da escludere l’eventualità che cerchino di operare in modo più soft, cercando di conquistare il vuoto di potere che potrebbe venirsi a creare in alcune zone del Medio Oriente anche accreditandosi come il male minore rispetto ai gruppi sciiti.
Al di là di quello che decideranno le leadership dei due gruppi, simpatizzanti jihadisti potrebbero comunque in questo clima passare all’azione, come, alla luce degli episodi citati, sembra stia in parte già avvenendo sia in Europa che negli Stati Uniti.
[1] Le opinioni sono espresse a titolo personale e non sono riconducibili al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
[2] Vedremo le nuove sigle del terrorismo sciita che stanno rivendicando tali attentati.
[3] Quadarella Sanfelice L.- Sanfelice di Monteforte F., Le nuove dimensioni delle minacce. Il Mondo va in pezzi? – Le minacce statuali. Le minacce non statuali, 2025, Parte Seconda, Cap. 4.
[4] Per approfondimenti relative alle prime reazioni dei principali gruppi jihadisti, si veda anche, Mina Al Lami, How are jihadists reacting to the US-Israel war on Iran?, in BBC Monitoring, 2 March 2026, https://monitoring.bbc.co.uk/
[5] Per approfondire si veda, Altuna S., Constructing the Apostate. Intra-Muslim Justifications of Violence in al-Qaeda and the Islamic State’s Rhetoric, in George Washington University – Program on Extremism, 2 March 2026, https://extremism.gwu.edu/constructing-apostate
[6] Per un approfondimento di come il settarismo sunniti – sciiti sia visto in modo profondamente diverso da Al Qaeda e Islamic State si veda, da ultimo, Altuna S., Sectarian Priorities – The Shia and Iran in Jihadist Propaganda (2020–2025), in Program on Extremism at George Washington University, April 20 2026, https://extremism.gwu.edu/sectarian-priorities .
[7] Si veda: Quadarella Sanfelice di Monteforte Laura, Terrorismo “fai da te” – Inspire e la propaganda online di AQAP per i giovani musulmani in Occidente, Aracne Editrice, Roma, 2013; Si veda, Quadarella Sanfelice di Monteforte Laura, Perché ci attaccano. Al Qaeda, l’Islamic State e il “Terrorismo fai da te”, Aracne Editrice, Roma, seconda edizione, 2017.
[8] Ricordiamo che il primo articolo completo con le istruzioni per la realizzazione di una bomba artigianale venne inserito da AQAP nel 2010 nel primo numero della Rivista Inspire, con un lungo articolo dal titolo “Make a bomb in the Kitchen of your Mom” che tra gli altri venne sicuramente utilizzato dai fratelli che colpirono nel 2013 l’arrivo della maratona di Boston, che seguendo passo passo le istruzioni realizzarono pentole a pressione bomba e tubi bomba.
Nel numero 12 di Inspire Guide invece AQAP ripropone la guida alla realizzazione di una bomba artigianale in tubo, con una “guida passo passo” di sei pagine, articolata in cinque parti, tratta dal numero 14 della rivista Inspire, diffuso nel 2015.
[9] Ricordiamo che i primi due numeri di Inspire Guide vennero diffusi da AQAP a giugno e luglio 2016 per commentare, rispettivamente per le operazioni condotte ad Orlando ed a Nizza. Si tratta di due lunghe analisi delle citate operazioni, evidenziandone gli aspetti positivi, da ripetere, e quelli negativi, da modificare per prossimi attacchi della medesima tipologia (attacco in una discoteca con armi automatiche e con un tir in una zona pedonale affollata).
Si veda, Quadarella Sanfelice di Monteforte Laura, Perché ci attaccano. Al Qaeda, l’Islamic State e il “Terrorismo fai da te”, Roma, seconda edizione, 2017, Cap. 2, § 19.
[10] L’attacco ha provocato numerosi feriti, tra cui una donna di 82 anni, morta 24 giorni dopo a causa delle ustioni riportate. L’attentatore, perseguito per decine di reati, tra cui vari crimini di odio, ha in seguito dichiarato in un interrogatorio di aver preso di mira il gruppo perché credeva che fossero sionisti.
[11] Per lo Stato Islamico, il settarismo opera come principio organizzativo fondamentale: le comunità sciite e l’Iran occupano una posizione centrale all’interno di una complessa e operativa architettura nemica. Se Al Qaeda, al contrario, presenta un profilo nettamente diverso, in cui i riferimenti agli attori sciiti rimangono limitati, condizionati e subordinati a priorità strategiche più ampie, lo Stato Islamic integra gli sciiti e l’Iran in una narrativa settaria molto chiara.
Si veda Altuna S., Sectarian Priorities – The Shia and Iran in Jihadist Propaganda (2020–2025), in Program on Extremism at George Washington University, op.cit.
[12] Si veda, Quadarella Sanfelice L.- Sanfelice di Monteforte F., Le nuove dimensioni delle minacce. Il Mondo va in pezzi? – Le minacce statuali. Le minacce non statuali, 2025, Parte Seconda, Cap. 4, 276ss.
[13] Colpita da alcuni missili e droni non intercettati dallo scudo israeliano Iron Dome, che ha dimostrato soprattutto per Tel Aviv e altre città maggiormente prese di mira di non essere in grado di fermare un numero elevato di attacchi contemporanei.
[14] In tal senso si veda, anche: Mina Al Lami, How are jihadists reacting to the US-Israel war on Iran?, in BBC Monitoring, 2 March 2026, https://monitoring.bbc.co.uk/; Tadych M., How ISIS and its affiliates might capitalize on the Iran war, in Atlantic Council, 25 March 2026, https://www.atlanticcouncil.org/dispatches/how-isis-and-its-affiliates-might-capitalize-on-the-iran-war/?utm_campaign=ac_dispatches&utm_content=20260326&utm_medium=social&utm_source=twitter&utm_term=Atlantic+Council ; Webber L., Islamic State Exploits the US/Israel–Iran War: Incitement Propaganda, Plots, Attacks, and Elevated Threat to the West, in Militant Wire, 5 April 2026, https://www.militantwire.com/p/new-spain-morocco-plot-islamic-state .
[15] Il 12 marzo 2026 una sparatoria ha avuto luogo presso la Old Dominion University di Norfolk, in Virginia. L’aggressore, Mohamed Bailor Jalloh, cittadini statunitense di 36 anni di origini della Sierra Leone e precedenti condanne per attività legate alla diffusione di materiale dell’Islamic State, ha attaccato un gruppo del Reserve Officers’ Training Corps (ROTC), gridando Allahu Akbar mentre apriva il fuoco, uccidendo un tenente colonnello istruttore del ROTC e ferendo gravemente due cadetti, prima che venisse accoltellato a morte mentre altri membri del gruppo ROTC lo immobilizzavano.
[16] Il 7 marzo c’è stato un tentativo di attentato dinamitardo a New York nel quartiere di Yorkville nell’Upper East Side di Manhattan, con due uomini che avrebbero tentato di far esplodere due bombe tra la folla di persone che protestavano per “fermare la presa di potere islamica di New York”, organizzata dall’attivista americano di estrema destra Jake Lang. Entrambe le bombe non sono esplose e nessuno è rimasto ferito nell’attacco. Entrambi i sospettati hanno rilasciato dichiarazioni inequivocabili di affiliazione all’Islamic State durante e dopo il loro arresto.
Per approfondimenti, si veda, Yayla A. S., ISIS-Inspired IED Attack at Gracie Mansion, in Homeland Security Today.US, 12 March 2026, https://www.hstoday.us/featured/isis-inspired-ied-attack-at-gracie-mansion-radicalization-pathways-operational-indicators-and-homeland-security-implications/?fbclid=IwdGRjcAQhFKhjbGNrBCEUoGV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHqwoQ40iyMVMSQiWPsjBC0kFL_FAQL00FRDXZeQnsmkcsJcBFP4Ofy6hZzB6_aem_eCxWTuugdbQoylOZuePlYg .
[17] In particolare, a fine marzo sarebbe stato sventato grazie all’intelligence marocchina un attacco in Spagna organizzato dalla branca saheliana e da quella somala di IS.
[18] Un attentato suicida condotto da Hezbollah contro la sede diplomatica degli Stati Uniti provocò 63 morti e 100 feriti il 18 aprile 1983.
[19] Un duplice attacco, condotto da uomini della Organizzazione della Jihad Islamica, venne condotto a distanza di poco minuti il 23 ottobre 1983 con due camion bomba che furono fatti esplodere a Beirut contro degli edifici che ospitavano il primo militari americani ed il secondo quelli francesi della forza multinazionale che in Libano stava conducendo un’operazione militare di mantenimento della pace durante la guerra civile libanese. L’attentato causò la morte di 307 persone: 241 militari statunitensi e 58 francesi, sei civili e due degli attentatori.
[20] Si veda, Institute for Economic and Peace, The Iran War and the Global Terrorism, Threat Global Terrorism Index 2026 | Special Supplement, March 2026.
[21] Per una panoramica delle reazioni dei principali gruppi vicini all’Iran si veda, anche, Institute for Economic and Peace, The Iran War and the Global Terrorism, Threat Global Terrorism Index 2026 | Special Supplement, March 2026.
[22] Si trattò di una incredibile operazione di intelligence che portò in un solo istante alla morte di una dozzina di uomini di Hezbollah ed al ferimento di quasi 3000.
[23] All’Iran potrebbe far comodo tenere nella manica l’Asso della chiusura di Bab El Mandeb.
[24] Si veda Truzman J., Iran-linked group Ashab al Yamin surges attacks in European cities, claims 15 since March, in Long War Journal, 18 April 2026, https://www.longwarjournal.org/archives/2026/04/iran-linked-group-ashab-al-yamin-surges-attacks-in-european-cities-claims-15-since-march.php
[25] Per approfondimenti sul gruppo, si veda: Heller M., What is Ashab al-Yamin? New Shi’ite terror group claims synagogue attacks across Europe – exclusive, in The Jerusalem Post, 13 March 2026, https://www.jpost.com/diaspora/antisemitism/article-889859 .
[26] Non si conoscono riferimenti, né online né offline, al gruppo prima del 9 marzo, data in cui un suo post è stato diffuso su un canale Telegram apparentemente affiliato alla milizia irachena filo-iraniana Liwa Zulfiqar . In questo post, HAYI annunciava “l’inizio delle sue operazioni militari contro gli interessi statunitensi e israeliani in tutto il mondo”, pur non facendo alcun riferimento all’attacco alla sinagoga di Liegi avvenuto lo stesso giorno. Ciò suggerirebbe che HAYI sia un gruppo di recente formazione, costituito appositamente per questa campagna di attentati. L’11 marzo, due giorni dopo l’attentato di Liegi, HAYI ha rivendicato per la prima volta la responsabilità
[27] Per i possibili legami con l’Iran, si veda Lanchès J., Hybrid Threat Signals: Assessing Possible Iranian Involvement in Recent Attacks in Europe, in International Centre for Counter-Terrorism (ICCT), 23 March 2026, https://icct.nl/publication/hybrid-threat-signals-assessing-possible-iranian-involvement-recent-attacks-europe?utm_content=buffer72a73&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer
[28] In tal senso, si veda soprattutto, Lanchès J., Hybrid Threat Signals: Assessing Possible Iranian Involvement in Recent Attacks in Europe, in International Centre for Counter-Terrorism (ICCT), 23 March 2026, https://icct.nl/publication/hybrid-threat-signals-assessing-possible-iranian-involvement-recent-attacks-europe?utm_content=buffer72a73&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer



